Borgaro, città satellite tra crisi e sviluppo

Viaggio nelle periferie di Torino e nei centri della cintura. Un territorio da scoprire. Intervista al Sindaco Claudio Gambino. 

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Borgaro, città satellite tra crisi e sviluppo

di Davide Aimonetto

Borgaro è un Comune alle porte della metropoli torinese. Fino a pochi anni fa sarebbe stato facile classificarlo con il termine fin troppo abusato di «città dormitorio». In realtà, proprio questa sua appartenenza all’hinterland torinese, ma anche l’essere snodo strategico di collegamento con l’aeroporto e con le Valli di Lanzo, ha fatto sì che mantenesse, da un lato, alcune caratteristiche di piccolo paese e assumesse, dall’altro, anche grazie a una forte ripresa urbanistica, i contorni di una città con problematiche e tensioni non dissimili dalla vicina Torino. Rispetto ad altri territori dell’hinterland, il tessuto industriale locale è riuscito a sopportare meglio la crisi, ma il Comune, come ricorda il sindaco Claudio Gambino, si è dovuto far carico sempre più spesso di progetti sociali e di solidarietà diffusa, in stretta collaborazione con la parrocchia.

Sindaco, quanto pesa a livello locale, nelle casse comunali, questa crisi economica che sempre più spesso assume i contorni di crisi sociale?

Quando ho iniziato il mio mandato a Borgaro, alcuni anni fa, la situazione sociale ed economica era molto più grave. Ora noto un miglioramento. Lo affermo con cognizione di causa, perché è normale che, in un paese come Borgaro, i cittadini si rivolgano principalmente al sindaco per cercare una risposta ai propri problemi, spesso di natura economica e lavorativa. 

Quali politiche sociali e di assistenza il Comune ha messo in campo per fronteggiare la crisi?

Investiamo all’anno circa 400 mila euro in progetti specifici, pari a 35 euro per abitante. Accanto ad altri 100 mila euro per le spese sociali. Collaboriamo con la parrocchia e alcune associazioni presenti sul territorio, come il Sea (Servizio emergenza anziani), la Caritas, che ricevono dei contributi. Come Comune abbiamo attivato dei progetti di «lavoro accessorio». Ne beneficiano sia il Comune, sia coloro che sono in condizioni di accedervi. È un segnale importante, perché con questi lavori restituiamo la dignità alle persone. Non è elemosina. Fra progetti di lavoro accessorio e altre forme di assistenza più mirate aiutiamo circa 60 nuclei famigliari, circa 300-350 persone.

Diverse realtà limitrofe a Borgaro, come Leinì, Caselle e Mappano, hanno attivato progetti di accoglienza verso i migranti. Nel suo Comune, però, non è partito nulla di simile. Può spiegarci il motivo?

Semplice, in questo momento non abbiamo strutture per ospitare i migranti e neppure delle associazioni in grado di gestire l’accoglienza. Sembra brutto dirlo, ma è la verità. Rimango dell’idea che per dare un’accoglienza degna di questo nome, bisogna attivare progetti seri e validi. I migranti sono prima di tutto persone, e come tali devono essere trattati. Rispettando tutti i crismi di accoglienza, ma anche di sicurezza.

Sul tema della sicurezza, la sua città compare spesso sulle cronache dei giornali per la difficile convivenza con il vicino campo Rom.

È purtroppo una questione seria e delicata e di non facile soluzione. È ormai noto a tutti, Prefettura e forze dell’ordine, che il campo di strada Aeroporto non è gestibile. E la pur nota vicenda delle tensioni a bordo della linea 69 (il pullman che collega Borgaro a Torino, ndr) è solo uno dei tanti aspetti. Il mio compito, come sindaco, è di tutelare i miei cittadini. Resta però il fatto che bisogna trovare una soluzione, senza evocare ronde o chissà quali altri interventi. Basta far rispettare la legge. E ripensare la gestione dei campi Rom, cercando di collocare in tutta l’aera metropolitana non più di due o tre famiglie per Comune. Non si può più pensare di creare ghetti di tre-quattrocento persone. Ingestibili sotto ogni forma. Ma anche per chi ci vive.

Il collegamento con Torino è assicurato oltre che da Gtt, anche dalla linea Sadem e dalla Torino-Ceres, trasporti su ferro e su gomma che però non risulta soddisfino l’utenza… È vero?

È vero. Viviamo in un paradosso. La mia città, che rappresenta un nodo strategico per le vie di comunicazione da e per Torino, risente di una mancata strategia complessiva a livello di trasporti. Come amministrazione auspichiamo la nascita della linea metropolitana Torino-Ceres, accanto all’interramento di Corso Grosseto. Poter finalmente arrivare, in quindici minuti, a Porta Susa. Questo permetterebbe un investimento complessivo di riqualificazione dell’area antistante al tratto ferroviario di Borgaro, di fatto separata dal resto della città. Via Cadorna, via America, oggi le aree più degradate del nostro territorio, potrebbero essere riqualificate, attirando nuovi capitali e finanziamenti.

A proposito di finanziamenti, Borgaro ha partecipato al Bando per le periferie, qualificandosi. A che punto siamo?

Ci sono stati assegnati due milioni di euro, destinati alla riqualificazione di viaLanzo, nel tratto tra viale Martiri della Libertà e via Italia, la principale via d’accesso della nostra città. Gli interventi in questione sono finalizzati al miglioramento della qualità del decoro urbano, alla manutenzione e alla ri-funzionalizzazione di aree pubbliche e strutture edilizie precedenti, nell’ottica di accrescere la sicurezza territoriale. Il nostro progetto è di dare vita e riqualificare questo grande polmone commerciale, trasformandolo finalmente in una via urbana, in grado di unire le due parti della città. Un progetto ambizioso, ma che con questi finanziamenti potrà finalmente prendere corpo, e cambiare il volto di Borgaro.

DSC_2116 Massimo Masone

Quando la parrocchia inventa il lavoro 

di Stefano Di Lullo

È radicata la collaborazione fra l’amministrazione comunale di Borgaro e la parrocchia del paese intitolata ai santi Cosma e Damiano.  

«È fondamentale», afferma il parroco don Stefano Turi, «alimentare il senso di comunità e appartenenza a cominciare dalla dimensione della festa che va recuperata. Solo nell’abitudine a lavorare insieme, a 360 gradi ,può nascere una comunità coesa capace di farsi carico delle fragilità».

Ed ecco dunque l’investimento su momenti aggregativi per animare il paese.

Per la festa della Liberazione, il 25 aprile, la parrocchia e il Comune hanno organizzato un’intera giornata di festeggiamenti in piazza della Repubblica. Mamme, nonne, catechisti con ago e filo alla mano stanno realizzando costumi d’epoca per rievocare le feste di paese del periodo della Resistenza.

Anche per le attività di autofinanziamento per la ristrutturazione della casa alpina parrocchiale dei Vietti a Coassolo Torinese o dell’oratorio il Comune ha offerto la propria collaborazione organizzando iniziative per raccogliere fondi.

Borgaro è città dell’hinterland torinese che forse meno di altre ha subìto la crisi nel periodo post-industriale, ma dove non mancano le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese o chi improvvisamente ha perso il lavoro.

Dal punto di vista sociale è stato firmato un protocollo d’intesa fra parrocchia e Comune per garantire, per il momento, una borsa lavoro da destinare ad una persona accompagnata dalla Caritas cittadina che svolgerà lavori utili in parrocchia, come il rifacimento della cancellata della chiesa vecchia in condizioni di degrado.

«Un piccolo segnale», afferma il parroco, «ma che testimonia come sia fondamentale valorizzare le risorse che ci sono già sul territorio». La Caritas parrocchiale accompagna 55 famiglie della città.  A livello di Unità pastorale (insieme alle parrocchie di Caselle e Mappano) da tempo è istituito il «banco della Carità» che ha sede presso la parrocchia di Caselle e distribuisce alimenti alle famiglie in difficoltà seguite dalla Caritas del territorio dell’Up 26. La comunità parrocchiale di Borgaro contribuisce raccogliendo alimenti ogni primo lunedì del mese.

Di recente la parrocchia, insieme all’associazione «Lavoro e solidarietà», ha intrapreso un nuovo progetto che prevede la raccolta di indumenti usati e in buono stato da vendere per ricavare borse lavoro o fondi da redistribuire alla Caritas parrocchiale. È la fantasia della carità.

La parrocchia investe poi a tutto campo sulla Pastorale giovanile e l’oratorio. Sono, infatti, in programma lavori di ristrutturazione dell’oratorio presso la chiesa nuova in piazza della Fontana che prevedono in particolare la realizzazione di campi da calcio e pallavolo per favorire l’aggregazione sportiva. Ogni sabato pomeriggio circa 150 bambini e ragazzi si ritrovano in oratorio per lo «spazio gioco» e  laboratori di calcio, pallavolo, abilità manuali, teatro e canto. 

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