TORINO

Duomo verso il 2018, "superare le barriere architettoniche"

Riaprirà la Cappella della Sindone – Prevista una ripresa dei flussi di pellegrini e turisti, Diocesi e Soprintendenza stanno studiando accessi alternativi alla scalinata di piazza San Giovanni. Tornerà percorribile lo scalone che sale alla cupola del Guarini, visibile la grande vetrata dietro all’altare maggiore 

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Duomo verso il 2018, "superare le barriere architettoniche"
cupola

La riapertura della Cappella della Sindone nel 2018 rilancerà il movimento di turisti attorno al complesso del Duomo di Torino. Come preparare il Duomo, oltre che la Cappella, all’attesissimo recupero della «normalità»? Se lo domanda il parroco don Carlo Franco che il 24 giugno, durante l’omelia per festa patronale di San Giovanni, ha lamentato «una certa distrazione della città nei confronti della sua chiesa patronale, isolata da barriere architettoniche che possono respingere, lasciata ad affacciarsi su una piazza disadorna,  senza fiori, poco turistica…». Il parroco ha posto la questione al di là della scadenza del 2018, ma certo l’approssimarsi della riapertura della Cappella della Sindone dà un fiato particolare al suo ragionamento.

L’arch. Adriano Sozza, delegato arcivescovile per i Beni Culturali, non entra nella polemica. Da tempo ragiona con la Soprintendenza sul problema delle barriere architettoniche, «un tema delicato – dice – perché bisogna tutelare il monumento ma anche agevolare l’accesso». Sozza concorda sul fatto che «l’imminente chiusura dei cantieri nella Cappella della Sindone, vent’anni di delicati interventi, possa suggerire alla Chiesa torinese, alla Città e alle Soprintendenze di aprire un ragionamento generale sulla fruibilità del complesso monumentale: vie d’accesso, accoglienza, sussidi per le visite».

Com’è noto, la Sindone non tornerà più sotto la Cupola di Guarini.  È conservata nel transetto sinistro del Duomo dov’è meta costante di pellegrini che aumenteranno quando fra un anno, rimossi i ponteggi del restauro, verrà riaperto lo scalone di collegamento fra il Duomo e la Cappella riabilitata dopo l’incendio del 1997. Sotto la cupola riappariranno le meravigliose volte disegnate dall’architetto Guarino Guarini, in chiesa sarà riaperto lo scalone, riapparirà la vetrata che separa l’altare maggiore dalla Cappella della Sindone, oggi nascosta da un gigantesco tromp l'oeil.  «Per quando saranno chiusi i cantieri – osserva l’arch. Sozza – speriamo sia possibile definire alcune questioni di accesso e di valorizzazione della chiesa, fra esse certo la questione dell'abbattimento delle barriere architettoniche, su cui stiamo ragionando da tempo in collaborazione con la Soprintendenza». L’occasione è importante. Rispetto a vent’anni fa il complesso del Duomo «si è arricchito di un punto d’attrazione ulteriore: il Museo diocesano nel sottochiesa. Si sta lavorando  sulla possibilità di creare un punto d'accesso unico, accessibile, sia per il Duomo che per il Museo, da realizzarsi mediante un ascensore, di dimensioni adeguate, ma di basso impatto visivo.  La piazzetta laterale, di fronte a Palazzo Chiablese, sita in un punto privilegiato di collegamento con piazza Castello e con gli ingressi al Polo Museale, potrebbe diventare essa stessa un punto di accesso -non secondario-  al Duomo e al Museo Diocesano. Dal 2018 i fedeli e i turisti visiteranno il Duomo rinascimentale, la Cupola barocca di Guarini, collegata anche a Palazzo Reale, e il Museo che nei sotterranei, con i resti di tre basiliche paleocristiane, racconta la storia della Chiesa torinese dalle sue fasi più antiche».

Questioni che potranno essere messe a fuoco nei prossimi mesi, vista anche la complessità e la rilevanza delle presenze archeologiche che si celano sotto la piazza.

Sul problema di una ipotesi alternativa, di una rampa d’accesso al Duomo per disabili da piazza San Giovanni è intervenuto con molta forza il parroco don Franco durante l’omelia di San Giovanni: ha chiesto che le esigenze di tutela artistica del Duomo non si impongano fino al punto di impedire la rimozione delle barriere architettoniche. «Oggi per entrare in Duomo – ha detto - bisogna superare 11 scalini; è vero che c’è un ascensore ma i meccanismi per accedervi e la sua dislocazione non sono né dignitosi, né funzionali. Manca un accesso agevolato per i disabili, per le persone anziane o per le tante famiglie con passeggino: capita che queste persone finiscano per spostarsi in altre chiese».

Senza cercare polemiche, don Franco, nel giorno della festa patronale, ha ritenuto utile «smuovere un po’ le acque, richiamare l’attenzione della Città nei confronti del suo Duomo, un patrimonio comune, civile oltre che religioso, un bene artistico da difendere a valorizzare tutti insieme, più di quando non accada attualmente. Sento di poter dire che il Duomo è oggi un po’ trascurato, la piazza sguarnita e senza fiori; le altre città turistiche investono molto di più per valorizzare gli spazi che circondando la loro chiesa più importante». «La nostra piazza invece è spoglia – ha detto il parroco durante l’omelia di San Giovanni - Non c’è nemmeno un po’ di verde, un po’ di vasi, un po’ di ornamento floreale che sicuramente troviamo in tanti altri luoghi di Torino. Perché nella piazza della Cattedrale tutto questo non c’è? Questa piazza merita certamente qualcosa di più, merita una maggiore considerazione».

Don Franco ha anche segnalato l’inadeguatezza dei servizi di sorveglianza in piazza San Giovanni rispetto alle forme di accattonaggio molesto.  Ha chiesto infine «un presidio per la sicurezza come hanno altri luoghi di culto in giro per l’Italia. In altre città c’è sempre qualcuno a presidiare giorno e notte con mezzi e persone; qui mai nessuno…».

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