Referendum: le ragioni del SI

Il Senatore della Repubblica, esponente del Pd e proveniente dalle file del popolarismo e il cattolicesimo sociale descrive perché la Riforma cambierà in meglio il Paese

Parole chiave: referendum (20), costituzione (19), italia (169), politica (97)
Referendum: le ragioni del SI

Il referendum confermativo permetterà agli italiani di esprimersi su una riforma che riguarda l’organizzazione dello Stato, delle Regioni e delle Autonomie locali. Non deve essere dunque una resa dei conti tra i partiti e dentro i partiti, né un derby tra i sostenitori e i contrari a Matteo Renzi; le elezioni ci saranno presto.

Invece il 4 dicembre si vota per aggiornare la Costituzione italiana, che continua ad essere «la più bella del mondo», ma che ha bisogno di essere rivista: non però sui principi, che infatti non vengono toccati.

Solo in Italia, infatti, ci sono Camera e Senato che fanno esattamente le stesse cose e i cui membri sono eletti con sistemi distinti. Con il risultato di maggioranze diverse, un iter legislativo farraginoso e una strisciante mortificazione del Parlamento, da ormai vent’anni costretto sovente a subire la decretazione d’urgenza o i voti di fiducia imposti dal governo di turno.

Se invece le leggi saranno (quasi tutte) approvate dalla sola Camera dei deputati, il Parlamento tornerà centrale, perché avrà una sola maggioranza, più tempo per approfondire le proposte di legge e votarne gli emendamenti.

Si prevede di realizzare un Senato delle Regioni e delle Autonomie, dove i senatori saranno per la gran parte scelti dai cittadini tra i consiglieri regionali, avendo quindi una legittimazione popolare; nessuno avrà un doppio stipendio. Non sono modificati i poteri del Presidente del Consiglio e i vari contrappesi previsti; viene innalzato il quorum per eleggere il Presidente della Repubblica e aumentano gli strumenti di iniziativa popolare, di partecipazione e di tutela delle minoranze parlamentari.

Non c’è quindi rischio di deriva autoritaria, anche qualora la legge elettorale preveda, come oggi l’Italicum, un limitato premio di maggioranza. 

Una seconda grande riforma riguarda la divisione delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Oggi ci sono materie in cui entrambi possono legiferare in forma concorrente, il che ha determinato confusione e contenziosi. Poi ci sono assurdità per cui, ad esempio, le singole Regioni si fanno pubblicità turistica all’estero o per cui non è possibile fare una seria politica di promozione dei porti a livello nazionale.

Se passerà la riforma, le Regioni avranno meno campi in cui legiferare e lo faranno nel rispetto di costi standard e di prestazioni essenziali, alla luce di disposizioni generali e comuni definite a livello nazionale; si dedicheranno di più alla buona gestione dei servizi. Le Province saranno eliminate e avremo quindi tre soli livelli di governo: Stato, Regioni e Comuni (singoli o in forma associata, anche come Città metropolitana).

Insomma, il referendum sulla Costituzione può consentire all’Italia di avere istituzioni che funzionano meglio, con meno costi e più efficienza. Votando «Sì» non si risolveranno di un colpo i problemi, ma potranno essere meglio affrontati e risolti.

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