Rallenta la corsa di Grillo

Amministrative 2017 - una riflessione sui dati nazionali e le conseguenze nell'ambito della realtà locale piemontese

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Rallenta la corsa di Grillo

La stagione del «populismo» sembra volgere al termine: dopo Francia, Olanda, Germania e Gran Bretagna, anche in Italia s’è registrato uno stop: il M5S di Beppe Grillo, una formazione protestaria destra-sinistra, è stato duramente battuto alle elezioni amministrative, da Palermo a Genova, da Parma a Catanzaro passando per L’Aquila, estromesso dai ballottaggi di fine giugno. Appena un anno fa era sulla cresta dell’onda, con la conquista di Roma e Torino; ma le due nuove Amministrazioni non hanno brillato, il M5S è apparso diviso sulla essenziale riforma elettorale (pro-contro il sistema tedesco, affossato alla Camera con l’aiuto dei franchi tiratori del Pd); su molti temi è apparso contraddittorio, soprattutto sui rapporti con l’Europa (qui Grillo continua a vivere con il gruppo Farage, il parlamentare inglese pro Brexit, duramente sconfitto alle recenti elezioni londinesi).

La protesta, legittima, non si è trasformata in una vera proposta di governo, anche per i contrasti al vertice, tra gli onorevoli Di Maio, Di Battista, Fico, e per il «potere» assoluto di Grillo (esemplare la vicenda genovese, con la sconfessione del primo voto on-line per il Sindaco).

I grillini non scompaiono, anche se ridimensionati, ma la partita politica torna al bipolarismo centro-sinistra/centro-destra, con un inatteso recupero di Forza Italia e dell’alleanza con la Lega e Fratelli d’Italia; persino un foglio ostile come «La Repubblica» parla di «ritorno» dell’ex Cavaliere, a cominciare dal capoluogo ligure.

Il centro-sinistra appare invece in affanno, con un Pd che tiene ma è in difficoltà nelle alleanze dopo la rottura tra Renzi e Bersani; caduto il maggioritario e con la probabile scelta elettorale del proporzionale «puro» (il Consultellum sancito dalla Consulta), Renzi non è in grado da solo di governare. E qui sorgono i problemi perché l’ex premier ha rotto sia con i centristi di Alfano (fedeli alleati dei governi di questa legislatura, molto attenti sui temi etici), sia con la sinistra socialista e comunista che si sta raccogliendo attorno all’ex sindaco di Milano, Pisapia, accreditata attorno al 10% dei suffragi.

Nella debolezza del quadro politico esce rafforzata la line istituzionale Mattarella-Gentiloni, con il tramonto delle elezioni anticipate e, quindi, la possibilità di un lavoro di governo per quasi un anno; il contesto economico – secondi il FMI – è in leggero miglioramento, con un Pil (Prodotto interno lordo) nel 2017 all’1,3%, superiore alle stime del governo; questa novità positiva ha consentito al ministro Padoan di «strappare» da Bruxelles condizioni meno onerose per il bilancio dello Stato: non ci sarà quindi in autunno una «finanziaria» lacrime e sangue, come ha assicurato il vice-ministro dell’Economia Morando al convegno dei giovani industriali.

Sul piano istituzionale il presidente Mattarella è stato molto rafforzato dalla recente visita di Papa Francesco, per la comunanza di impegni sul lavoro, terrorismo, migranti, famiglia e per l’aperto sostegno della Santa Sede alla vita della democrazia costituzionale repubblicana; due discorsi, quelli del Presidente e del Papa, nel segno di una visione positiva della laicità, nell’interesse assoluto e prioritario del bene comune.

Tocca ora alle forze politiche, di fronte ad una forte astensione di circa il 40%, recuperare la fiducia dei cittadini, ponendo in primo piano l’attenzione ai programmi e ai valori sottesi, anziché alle questioni personali di leadership; sarebbe negativo se centro-destra e centro-sinistra dovessero trascorrere i prossimi mesi in defatiganti liti tra Berlusconi e Salvini da un lato e Renzi-Pisapia dall’altro; sarebbe un regalo inatteso a Beppe Grillo, una sconfessione del test politico recente.

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