Facebook, Twitter, Instagram ... la missione è anche social

"La missione raccontata attravero i social". È il tema del corso che un team di specialisti di Ong 2.0 ha tenuto alla Fondazione Cum di Verona per favorire il collegamento tra le realtà missionarie puntando all'obiettivo principale: l'annuncio del Vangelo

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Facebook, Twitter, Instagram ... la missione è anche social

Ogni diocesi ha parrocchie oltre i propri confini, alle periferie del mondo, dove si portano avanti legami di fraternità e cooperazione internazionale, soprattutto dove i missionari e i volontari portano l’annuncio di gioia del Vangelo.

«Come comunicare la missione oggi?». È la domanda a cui operatori di uffici, associazioni missionarie e giornalisti di tutta Italia hanno cercato di rispondere attraverso un corso di formazione organizzato dalla Fondazione Cum (Centro per la cooperazione missionaria fra le Chiese della Cei), Missio e Focsiv, che si è tenuto a Verona, dal 23 al 26 giugno scorsi, guidato da un team di specialisti di Ong 2.0.

Sono numerosi gli esempi positivi di come il mondo missionario italiano comunica attraverso i social network, ma sono ancora isolati. «L’ideale - commentano gli operatori del Cum - sarebbe creare una rete per condividere notizie e fornire strumenti formativi adatti per comunicare ancora meglio, imparando ad utilizzare i social nel modo più corretto». Ed era questo l’obiettivo specifico del corso sul tema «La missione raccontata attraverso i social» a cui era presente la delegazione dell’Ufficio missionario della diocesi di Torino e della Voce del Popolo.

Comunicare è da sempre aspetto fondamentale per portare avanti progetti missionari in luoghi del mondo distanti, ed ecco che i nuovi strumenti di comunicazione 2.0 offrono nuove possibilità e soprattutto opportunità per tenere i contatti con chi opera in terra di missione facilitando lo scambio di informazioni e dunque «i legami».

«Comunicazione non è solo questione di mezzi – commenta don Marco Prastaro, direttore dell’Ufficio missionario della diocesi – è fondamentale tener sempre presente il messaggio che si vuole comunicare che non è solo l’aspetto caritativo legato a raccolte fondi, ma l’annuncio del Vangelo. ‘Andate ed annunciate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16, 15)’. È questo il cuore della missione – prosegue – È dunque importante utilizzare le opportunità di nuovi mezzi di comunicazione, se usati bene, senza strumentalizzazioni, facendo emergere ciò la missione è e lo spirito missionario».  

Anche l’Ufficio missionario della diocesi è sbarcato sui social network attraverso due pagine Facebook «Missio Torino» e «Sulle rotte del mondo» che racconteranno, in sinergia fra i siti della diocesi e dei settimanali diocesani www.lavocedeltempo.it, l’opera dei missionari, la situazione dei Paesi dove operano, così come settimanalmente realizza La Voce del Popolo attraverso la pagina «Nel mondo».

La Fondazione Cum da anni organizza corsi per missionari, famiglie o singoli operatori in partenza. Da una decina d’anni fornisce anche corsi specifici sulla comunicazione, per imparare a comunicare la missione, sia in Italia, sia nel Sud del mondo. Quest’anno l’attenzione è caduta sui social: Facebook, Twitter, Instagram, Google plus, …, e i relativi strumenti di gestione.

«Comunicare nella generazione 2.0 – sottolinea la docente del corso Silvia Pochettino – significa prima di tutto condividere, dialogare lasciar parlare e arricchirsi dalla comunità che segue la propria pagina con cui è necessario interagire». 

«In un mondo in cui la tecnologia ha reso la comunicazione immediata – spiega il giornalista Paolo Annechini, della Fondazione Cum, coordinatore del corso – accorciando tutte le distanze, la rapidità e il buon confezionamento delle notizie (scritte, foto, video) diventa importante anche per i missionari. Tanti hanno una pagina Facebook curata in prima persona o da gli amici. Il raggio d’azione rimane spesso circoscritto al singolo missionario. Noi vorremmo promuovere una sinergia per mettere in rete e condividere tutte le notizie e gli eventi».

 «Oggi non c’è più il divario tecnologico tra nord e Sud del mondo – constata Annecchini - Bastano un telefonino o una macchinetta fotografica per produrre un buon video. Quello che invece manca è la formazione, che è anche responsabile dell’associazione Luci nel mondo che realizza videoreportage e che recentemente ha realizzato anche un video, «I cristiani di Tassia», disponibile su You Tube, sulla comunità di Tassia alla periferia di Nairobi, dove operano i Fidei donum torinesi.

«Oltre alla difficoltà di selezionare ciò che serve conclude Annecchini - il problema maggiore è la velocità di comunicazione. La testimonianza dei missionari può essere utile anche per comunicare il reale contesto socio-politico o economico del Paese in cui operano, per avere contatti, informazioni».

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