Un orizzonte confuso per la politica italiana

Una riflessione sulla situazione del nostro Paese

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Un orizzonte confuso per la politica italiana

Le «primarie» del Pd, con il previsto successo di Renzi, non scaldano il cuore degli elettori: il capogruppo alla Camera, Rosato, spera in un milione di partecipanti ai «gazebo» di domenica, mentre con Prodi e Veltroni si erano superati i tre milioni. Sulla scena politica nazionale i sondaggi vedono Grillo in testa con il 30%; ma Renzi ha in serbo una nuova strategia per risalire: l’Europa; incoraggiato apertamente dai giornali del nuovo Gruppo De Benedetti-Elkann (la Repubblica, l’Espresso, La Stampa), l’ex premier si colloca sull’onda del successo francese neo-centrista Macron, pur avendo aderito al Partito socialista europeo; alla vigilia delle «primarie» parlerà a Bruxelles per un profondo rinnovamento delle istituzioni europee, dentro la logica dei «trattati di Roma», contro le tentazioni «sovraniste» e la chiusura dell’immigrazione.

Su una posizione europeista sono collocate forze diverse dell’arco costituzionale; gli scissionisti di Bersani e D’Alema (Mpd), i neocentristi di Alfano, Forza Italia che esprime con Tajani il presidente del Parlamento europeo, la Sinistra di Vendola e dell’ex sindaco di Milano, Pisapia.

Sul fronte opposto la Lega di Salvini, schierata apertamente con la linea xenofoba di Marine Le Pen, contro Bruxelles; questa posizione, contrastata all’interno dai «bossiani» Maroni e Zaia, presidenti di Lombardia e Veneto, rende praticamente impossibile l’alleanza politica del centro-destra nel voto per il Parlamento; di qui l’insistenza di Berlusconi per il sistema elettorale proporzionale determinato dalle sentenze della Corte Costituzionale.

Sull’Europa Grillo mantiene una posizione ambigua: è rimasto a Strasburgo nel gruppo euroscettico del britannico Farage, promotore della Brexit, dopo il fallito tentativo, voluto da Casaleggio, di aderire al gruppo liberale, europeista; nel suo blog si parla di referendum sull’Euro, ma questa posizione non è richiamata nel documento di politica estera votata in rete.

Scelto da un elettorato misto, di sinistra e di destra, il M5S mantiene posizioni «liquide» anche su altri temi essenziali: di qui, probabilmente, il contrasto di giudizi tra Avvenire e Famiglia cristiana. Un esempio clamoroso è quello dell’immigrazione; con l’attacco indiscriminato alle Ong che operano nel Mediterraneo da parte del «capo» indicato per il Governo, l’on. Di Maio, e con la chiusura dei flussi dello stesso Grillo, sulla linea di Trump, il M5S ha sterzato verso Salvini, meritandosi una dura critica di Roberto Saviano, che li ha accusati di strumentalizzazione politica sulla vita delle persone. Rispetto alla delicatissima questione della legge sul fine-vita, i Grillini hanno assunto tre posizioni: sì alla discussa legge insieme «all’odiato Pd» (era già avvenuto con le unioni civili), intervento in aula pro-eutanasia, dietro-front di Grillo che con una dichiarazione ripresa da Avvenire polemizza con i radicali e si esprime per la libertà di pensiero sui temi etici.

In questa situazione politica sempre confusa, il cireneo Gentiloni continua in una difficile ma indispensabile azione di governo, non senza contrati tra i ministri tecnici Padoan e Calenda e i «renziani» di stretta osservanza, sorretto da un chiaro appoggio del presidente Mattarella, contrario a crisi al buio e ad elezioni anticipate, anche perché è sempre latitante la nuova legge elettorale (con il permanere di due sistemi diversi per Camera e Senato).

Non sfugge al Capo dello Stato il panorama europeo: con la probabile vittoria a Parigi del neocentrista Macron e con la sfida a Berlino, a settembre, tra due europeisti convinti come la Merkel (Cdu) e il socialdemocratico Schultz, già presidente a Strsburgo, l’onda d’urto contro l’Ue, avviata dalla Brexit, è destinata a finire; con il difficile voto politico italiano, per la frammentazione dei partiti, Roma potrà comunque contare su un robusto sostegno di Bruxelles, che non può fare a meno di uno Stato fondatore dell’Unione.

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