Torino aree dismesse, stop alla riqualificazione. Via libera agli ipermercati

Una decisione che lascia perplessi 

Parole chiave: strategia (1), torino (681), commercio (19), supermercati (2), amministrazione (19)
Torino aree dismesse, stop alla riqualificazione. Via libera agli ipermercati

Il Comune di Torino congela, nell’intento di cambiarle nel profondo, le trasformazioni ancora tutte da avviare sulle aree ex Thyssenkrupp (350 mila metri quadrati su cui negli anni si sono rincorsi vari progetti di riqualificazione, nessuno mai decollato), Castello di Lucento e corso Romania (965 mila metri quadrati). Nel frattempo la Città crea le condizioni per una decisa accelerata sui progetti di nuovi insediamenti commerciali lungo strada del Portone, tra corso Tazzoli e il confine con Grugliasco (150 mila metri quadrati), e nell’area compresa tra corso Bramante, corso Turati e la linea ferroviaria (110 mila metri quadrati).

Frenate e accelerazioni - La Giunta comunale ha deciso con una delibera approvata il 18 luglio lo stop ai piani di riqualificazione di alcune grandi ex aree industriali predisposti tra il 2013 e il 2016 dalla passata Giunta Fassino. L’obiettivo? Per le aree sulle quali non insiste ancora il benché minimo progetto di riqualificazione (Thyssen, Lucento, Romania) il tempo si ferma, nell’attesa della Variante generale al Piano Regolatore, oggi in fase di definizione dopo l’approvazione, lo scorso mese di maggio, dell’atto di indirizzo da parte del Consiglio comunale. Per le altre zone (strada del Portone e Bramante), le lancette dei nuovi insediamenti, invece, hanno iniziato a girare più forte: lo stop agli interventi complessivi di riqualificazione sulle aree (che avrebbero comportato procedimenti più lunghi) mette il Comune e i costruttori nella condizione di imboccare una strada più rapida per la realizzazione delle nuove opere.

Ancora centri commerciali - Su entrambe le aree (Portone e Bramante) è prevista la costruzione di due grandi centri commerciali (Dimar e Esselunga), ma la delibera comunale sfronda tali interventi dall’inserimento in un contesto di lavori e di trasformazione di più ampia portata. Gli osservatori più critici spiegano che «i centri commerciali sono destinati, dopo l’approvazione della decisione della Giunta, ad essere realizzati in breve tempo, con il solo obiettivo di mettere a bilancio gli oneri di urbanizzazione corrispondenti, per chiudere i conti di esercizio 2017».

Si tratta di un’operazione che nell’approvazione del bilancio preventivo relativo all’anno in corso aveva suscitato già a fine 2016 critiche di molti osservatori delle vicende comunali, soprattutto per la scarsa certezza relativa all’entrata derivante dagli oneri di urbanizzazione, nulli in caso di mancata partenza del cantiere. In secondo luogo, la mancata cancellazione di grandi insediamenti commerciali dai progetti della Città, aveva suscitato da parte di ambientalisti, associazioni di partecipazione civica, sostenitori del Movimento 5 stelle, polemiche per un’evidente continuità di progettazione con la precedente Giunta (anzi, l’attuale amministrazione ha dimostrato di voler fare ricorso più della precedente alle entrate derivanti dalla costruzione di nuovi insediamenti, per coprire la parte di spesa corrente).

Progetti contrastanti -Sull’operazione di congelamento delle riqualificazioni il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Guido Montanari ha spiegato che «vengono rimandate scelte strategiche di pianificazione per la riqualificazione di aree urbane di rilevante estensione, perché i programmi di trasformazione urbanistica e destinazioni d’uso definiti dalla passata amministrazione, risultano in contrasto con le indicazioni contenute nell’atto di indirizzo per la revisione del piano regolare approvato nelle scorse settimane». Il documento d’intenti, in effetti, promette una «manutenzione generale» al Piano regolatore. In attesa di verificare se questi intenti verranno tradotti in provvedimento concreto, le linee di indirizzo comunali, approvate dal Consiglio, puntano il dito contro «l'approvazione di numerose variazioni urbanistiche più o meno consistenti (556 tra il dicembre 1995 e l'aprile 2016)» colpevoli, per l’attuale Giunta, di aver comportato uno snaturamento del Piano regolatore come strumento di progettazione urbana complessiva. Sempre nel documento d’intenti «l'attuale eccedenza di capacità edificatoria insediativa residenziale teorica prevista (per una città in espansione demografica, cosa che Torino ha smesso da quarant’anni di essere), contribuisce ad alimentare la ‘bolla immobiliare’ torinese». Pertanto l’obiettivo è «la tutela e la salvaguardia dei suoli liberi, limitandone i nuovi impegni ai casi in cui non vi siano soluzioni alternative», arrivando al «consumo zero», soprattutto per le residuali aree agricole.

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