La voce del Vescovo a chi non ha voce

Dopo le festività natalizie la ripresa piena di incognite in una Torino in apnea

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La voce del Vescovo a chi non ha voce

«La nostra città vive in un'apnea che sembra non avere sbocchi positivi di superamento, per cui predomina la rassegnazione, che si traduce in stagnazione sotto tanti punti di vista e tarpa le ali della speranza di una ripresa che stenta a decollare». Sono parole dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, pronunciate al crepuscolo di San Silvestro presso il santuario della Consolata, durante il tradizionale canto del Te Deum a conclusione dell’anno.

Torino, città in apnea. Parole troppo forti? Troppo pessimiste? Dipende dai punti di vista.

Il punto di osservazione di mons. Nosiglia e della comunità cristiana torinese non può che essere quello degli ultimi, più che quello di chi si sta preparando per il cenone di fine anno nella seconda casa in montagna. Il punto di vista del nostro Arcivescovo è quello di chi non ha né prime né seconde case, di chi non ha denaro per pagare affitto e bollette perché ha perso il lavoro, è quello delle migliaia di giovani che non trovano lavoro e che per questo se ne vogliono andare via da Torino al più presto, è quello dei Neets, i ragazzi che un’occupazione non la cercano neppure. Già in altre occasioni l’Arcivescovo aveva denunciato il rischio di «due città» che non si parlano e nemmeno si guardano – una che sta fuori dalla crisi, e non vuol sentire parlare di difficoltà economiche, disoccupazione, mancanza di casa e di lavoro; e un’altra, sempre più numerosa, che invece nella crisi sta affondando, così come affonda nel silenzio e nell’indifferenza.

Ecco allora il senso della  Corona d’Avvento che mons. Nosiglia ha iniziato il 9 dicembre e termina il 6 gennaio 2018 nella solennità dell’Epifania, come segno di vicinanza della Chiesa torinese a chi è a i margini e a chi soffre. È il punto di osservazione delle periferie, dove vive la gente che fa fatica, i carcerati, i senza dimora, gli ammalati soli, i migranti, i nomadi come ha documentato il nostro giornale in queste settimane.

Fra i tanti incontri vorremo sottolinearne alcuni, più emblematici

Ferrante Aporti - Domenica 24 dicembre, ad esempio, abbiamo partecipato alla Messa della Vigilia con i ragazzi detenuti nel carcere minorile torinese «Ferrante Aporti»: mons. Nosiglia, accolto dal direttore Gabriella Picco, dal procuratore dei minori del Piemonte e della Valle d’Aosta Anna Maria Baldelli, dal garante regionale per i minori Rita Turino e dal cappellano, il salesiano don Domenico Ricca, ha salutato uno per uno i 30 giovani detenuti -cattolici, ortodossi e musulmani - che hanno voluto partecipare alla celebrazione. E a ricordo dell’incontro, l’Arcivescovo ha consegnato l’immagine dei suoi auguri natalizi, i tre Re Magi, «persone come voi di religioni diverse che hanno alzato lo sguardo e hanno seguito la stella, insieme, in pace e hanno trovato il Signore».

Ricordando come grazie al «sì» di Maria «una giovane minorenne come voi, povera e umile, Gesù è potuto nascere», l’Arcivescovo ha espresso ancora una volta il suo punto di vista invitando i ragazzi detenuti a considerare come i protagonisti del Vangelo siano le persone che la società scarta: «questi realizzano il disegno del Signore perché nulla è impossibile a Dio se ci crediamo».

L’Arcivescovo, ringraziando i tanti volontari presenti, gli agenti di custodia, il coro di giovani che ogni 15 giorni animano la Messa, ha esortato i ragazzi reclusi a non avere paura, come hanno fatto i Magi, ad alzare lo sguardo al Signore in questi giorni in cui si celebra la nascita del suo Figlio: «L’angelo che è apparso a Maria ha detto ‘Il Signore è con te’: lo dice anche a voi. Anche in situazioni tragiche, difficili, dove abbiamo sbagliato il Signore è con noi, anzi ci ama ancora di più perché chi è nel dolore ha ancora più bisogno della vicinanza di Dio. Credeteci, ragazzi: tutto può essere risolto, si può ricominciare sempre».

Natale, Santo Stefano - Le tappe della «Corona», come documentiamo in queste pagine, sono proseguite nel giorno di Natale con il pranzo organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nella chiesa dei Ss. Martiri a Torino e poi, nella giornata di Santo Stefano, con la visita privata a due gruppi di rifugiati che, dopo lo sgombero un mese fa delle palazzine dell’ex Moi sono ospitati in una casa della diocesi e in alcuni locali dell’Arcivescovado. «Sono stati momenti molti belli» commenta Sergio Durando direttore dell’Ufficio Migranti della diocesi che ha accompagnato l’Arcivescovo «dopo le tensioni dei primi giorni in cui i migranti temevano per il trasloco, preoccupati per il loro futuro, hanno ringraziato mons. Nosiglia per l’accoglienza in un posto caldo, dignitoso ‘umano’».

Campo nomadi - Più difficile la visita nel campo nomadi di via Germagnano, dove il Vescovo si è recato il 27 dicembre. «Se per i rifugiati dell’ex Moi con la collaborazione di tutte le istituzioni cittadine siamo riusciti a trovare una soluzione, la situazione di grave marginalità dei nomadi rimane un nodo politico da sciogliere» conclude Durando. L’Arcivescovo ancora una volta (nel 2012 aveva scritto una lettera pastorale ai Rom della diocesi) ha portato alla gente e ai bambini che vivono nel campo in condizioni proibitive tra topi e rifiuti, la sua vicinanza e l’impegno a non dimenticare il «loro» punto di vista.

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