Embraco, Nosiglia: "Non vendete la dignità dei lavoratori"

La decisione dell'Azienda di licenziare 500 lavoratori. La reazione politica, l'impegno della Chiesa

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Embraco, Nosiglia: "Non vendete la dignità dei lavoratori"

Telefoni al papa! Anche papa Francesco deve sapere del nostro dramma, 530 persone a rischio di perdere il lavoro, lui ci risponderà». Martedì alle 10,30 a Riva presso Chieri è gremito il piazzale di fronte allo stabilimento Embraco, che produce compressori per frigoriferi. Sono operai e impiegati a casa da settimane, a rischio di licenziamento: ad incontrarli arriva l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia.

Arriva, ed è avvolto da un abbraccio di persone con l’ombrello: sul piazzale piove a dirotto, fa freddo. «Venga nella nostra capanna di Betlemme, dove abbiamo passato il Natale e il capodanno», invita un operaio facendo strada verso un gazebo, in cui entrerà solo una rappresentativa degli addetti.

«So che cosa state passando» esordisce il Vescovo. Quando ero giovane mio padre, che era operaio alla Piaggio, era rimasto a casa per nove mesi: e c’era la prospettiva che perdesse il lavoro. Un licenziamento non è un dramma solo per chi lo subisce, ma per tutta la gente che ha intorno».

Nel gazebo, man mano, arrivano il parroco del Duomo di Chieri don Domenico Cavaglià, i sindaci di Riva, Chieri, Pecetto, Santena, Poirino, il vicesindaco di Riva. E poi gli assessori al lavoro della Regione Gianna Pentenero e della Città di Torino Alberto Sacco, e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

«Sono al vostro fianco» esordisce l’Arcivescovo «Tutelare il lavoro vuol dire salvaguardare la dignità dell’uomo, la giustizia. La nostra Costituzione è fondata sul lavoro, il nostro presidente Mattarella ce l’ha ricordato di recente: ma da questa affermazione occorre trarre le conseguenze».

I rappresentanti dei lavoratori tratteggiano la situazione dell’azienda, che a metà anni Novanta era arrivata a impiegare 2300 addetti. «Ora siamo in attesa, ma sappiamo già quale sarà il nostro destino» interviene un operaio. «Tutti a casa, e le linee trasferite all’estero».

Parlano anche del muro di gomma contro il quale si stanno confrontando: «L’Embraco appartiene alla Whirlpool, che ha sede in Brasile. Anche a livello di Governo non si riesce a trovare un interlocutore. Ci hanno sempre detto che la nostra è una fabbrica d’eccellenza, che lavoriamo bene, e ora vogliono chiuderci perché in qualche altro posto il costo del lavoro è inferiore».

Altri tratteggiano il dramma dei lavoratori: «In certe famiglie lavorano all’Embraco il marito e la moglie. L’età media è abbastanza elevata, dai 40 ai 55: a questa età dove lo troviamo un altro posto nel settore metalmeccanico, con la crisi che c’è nel Torinese?». E poi il problema dell’indotto: «Mensa, pulizia, trasporti, fornitori: se l’Embraco chiude saranno problemi anche per loro».

Quelle espresse dai lavoratori sono domande che l’Arcivescovo fa proprie: «Anche io ho cercato la proprietà, anche a me non hanno risposto» spiega. Parlo a voi con le parole di papa Francesco: il lavoro è una priorità umana e cristiana. Chi pensa di risolvere i problemi della sua azienda licenziando la gente è come se svendesse la sua dignità».

L’assessore Sacco parla anche a nome del sindaco Chiara Appendino: «Nell’immediato è fondamentale allacciare contatti con l’azienda, in prospettiva dobbiamo insistere sul rilancio economico dell’area metropolitana».

L’assessore Pentenero è preoccupata dal silenzio della Whirlpool: «A breve incontrerò di nuovo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, per capire come sia possibile procedere. Ma il silenzio, sommato all’assenza di interlocutori, non ci fa ben sperare».

Dario Basso, segretario generale Uilm, sostiene che non tutto è perduto: «E anche nella peggiore delle ipotesi, quella in cui arrivassero le lettere di licenziamento, avremmo comunque 75 giorni di tempo per trattare».

Alessandro Svaluto Ferro, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del Lavoro, ha accompagnato l’Arcivescovo a Riva: «Abbiamo toccato con mano una realtà di cui eravamo già al corrente attraverso i parroci del territorio» considera. «La Chiesa e le istituzioni sono pronte per affrontare insieme questa contingenza, per convincere l’azienda a mantenere a Riva produzione e posti di lavoro. Certo che la situazione è difficile: l’area metropolitana torinese sta facendo fatica a darsi nuove prospettive».

L’Arcivescovo chiude all’insegna della speranza: «Penso sempre a Gesù, che faceva il falegname in un paese piccolo come Nazareth: di sicuro avrà avuto anche lui problemi di lavoro, e quindi sa per esperienza diretta che cosa state provando oggi. Affidiamo a lui questo momento difficile, insieme alla preghiera e alla mia benedizione ai lavoratori e alle loro famiglie».

E mentre andiamo in stampa (mercoledì 10 gennaio) un comunicato congiunto di Uilm e Fiom di Torino rende noto «che in data odierna Embraco ha comunicato il ricorso ai licenziamenti collettivi per 497 lavoratori sui 537 totali occupati nello stabilimento di Riva di Chieri. La comunicazione arriva a tre mesi dalla decisione, riferita dall’azienda il 26 ottobre 2017, di ridurre i volumi produttivi assegnati allo stabilimento torinese,  delocalizzando la produzione in altri stabilimenti del gruppo. Tale scelta ha reso impossibile l’utilizzo dei contratti di solidarietà applicati fino all’autunno e, se sarà confermata, determinerà la chiusura definitiva dell’impianto».

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