Moncalieri, un nuovo volto alle periferie

Città metropolitana - Intervista al Sindaco Paolo Montagna: "Abbiamo ottenuto il massimo del budget previsto, 4 milioni di euro". Le dieci parrocchie moncalieresi dell'Unità pastorale 56 sostengono in rete le famiglie colpite dalle nuove povertà 

Parole chiave: città metropolitana (2), moncalieri (6), periferie (25), futuro (35), amministrazione (18)
Moncalieri, un nuovo volto alle periferie
Paolo Montagna 2

di Andrea Ciattaglia

Con oltre 57 mila abitanti Moncalieri è, nei numeri, la quinta città del Piemonte, davanti ai capoluoghi Cuneo, Vercelli, Biella e Verbania, queste ultime tre staccate di oltre 20 mila residenti.

Anche così si spiega l’affermazione della cittadina della prima cintura a sud di Torino nei progetti del Piano periferie del governo, rivendicata con orgoglio dal sindaco, Paolo Montagna. Che spiega: «È stato approvato il massimo possibile del budget previsto per i progetti: 4 milioni di euro su un totale di interventi di 10 milioni di euro. Per alcuni progetti, gli esecutivi saranno definiti entro il 30 maggio. Confidando nello sblocco delle risorse nazionali, contiamo di far partire le gare d’appalto entro la fine del 2017». Con il sindaco abbiamo fatto il punto sul futuro di Moncalieri, dalle periferie alle riqualificazioni urbane sulle aree industriali dismesse, destinate a trasformare il volto della città.

Sindaco Montagna, un traguardo, quello del Piano periferie, che l’amministrazione ha raggiunto con progetti elaborati dagli uffici comunali, già impegnati in interventi simili nella gestione quotidiana del Comune. Quali interventi ordinari svolgete per le vostre periferie?

È vero, la struttura comunale ha lavorato molto bene e senza ausili esterni. I settori in cui l’amministrazione lavora di più per la vivibilità di Moncalieri sono quelli della manutenzione strade e marciapiedi, del verde pubblico, dell’illuminazione. Sono gli aspetti che ci vengono più sollecitati dai cittadini.

Può farci qualche esempio concreto?

Nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune (a giugno l’attuale amministrazione sarà in carica da due anni, ndr) ogni anno sono stati stanziati 400 mila euro di opere straordinarie di manutenzione strade; per le aree verdi siamo passati da quattro a sei sfalci all’anno con uno stanziamento di 300 mila euro. Sull’illuminazione, poi, è in corso da tempo una campagna di sostituzione luci. Vorremmo fare di più: trovare partner privati per l’installazione di pali ‘intelligenti’ a basso consumo energetico.

Il Piano periferie, invece, riguarderà interventi più ingenti…

Come cifra nel complesso sì, ma gli assi di intervento saranno comunque dedicati all’aumento della vivibilità dei quartieri.

Quali opere vedranno i moncalieresi?

Tra i progetti di manutenzione del Piano la riasfaltatura di strade e marciapiedi su corso Trieste, via Pastrengo, strada Stupinigi, strada Palera, piazza Mercato e tra gli interventi, serramenti, opere per il risparmio energetico, alla scuola media Pirandello. Poi ci sono i progetti di sicurezza e mobilità.

Quali dettagli in questi due ámbiti?

Nell’ex asilo Palloncino Blu, abbandonato ai piedi di strada Revigliasco, apriremo la nuova sede della Polizia municipale con una spesa coperta dai fondi statali di 1 milione e 300 mila euro. L’intervento sulla mobilità invece sarà destinato a realizzare il percorso ciclopedonale sul Sangone, fino alla confluenza col Po.

Molte aree ex industriali di Moncalieri attendono trasformazioni importanti: le stime parlano di 255 milioni di lavori, 25 milioni di oneri di urbanizzazione. Quali sono i progetti dell’amministrazione sui terreni che un tempo erano occupati dalle fabbriche?

Cinque grandi terreni saranno interessati, a quanto dichiarano i proprietari privati delle aree e coloro che hanno intenzione di insediarvisi, da grandi piani di trasformazione. Sono le aree delle vecchie industrie Altissimo, Firsat, Dea, Pozzo Gros Monti ed Emmanuel. Entro il 31 maggio approveremo le linee guida sull’urbanistica, che dovranno comprendere il destino di tutte le aree dismesse della città. Sarà il primo passo per mettere poi in cantiere una variante generale al Piano regolatore.

DSC_1858 Massimo Masone
Parrocchie, verso la Caritas cittadina

di Stefano Di Lullo 

Anche la zona di Moncalieri identificata come «benestante», quella collinare, non è rimasta indenne ai colpi della crisi: lo si vede dalle ville messe in vendita e rimaste invendute e abbandonate.

Poi c’è l’«altra» Moncalieri, la città con le borgate un tempo operaie, che deve reinventarsi nel periodo post-industriale. Numerose famiglie che fino a ieri conducevano una vita «normale» si sono trovate senza lavoro dopo la chiusura delle piccole industrie dell’area moncalierese. 

«Due papà nell’ultimo anno», racconta don Paolo Comba, parroco di Santa Maria della Scala e moderatore dell’Unità pastorale 56, «hanno tentato il suicidio dopo aver perso il lavoro. Il mutuo da pagare, il mondo che crolla addosso».

Ecco allora che grazie alla vicinanza e all’accompagnamento della comunità parrocchiale queste famiglie hanno pian piano ripreso in mano la propria vita.

Le 10 parrocchie di Moncalieri (Up 56) da tempo gestiscono in rete i servizi caritativi mettendo insieme le forze.

«Stiamo lavorando alla costituzione di una Caritas cittadina», annuncia don Comba, «per ottimizzare i servizi offerti sul territorio: l’unica strada perché l’impegno dei volontari sia efficace». Attualmente le parrocchie gestiscono tre centri caritativi, a servizio di diverse zone della città, che distribuiscono generi alimentari a circa 300 famiglie indigenti, sia italiane che straniere: si trovano presso le parrocchie Santa Maria di Testona, Beato Bernardo di Baden e Santa Giovanna Antida. Sono poi attivi centri d’ascolto che sostengono le famiglie in difficoltà nel pagamento di affitti e bollette nelle parrocchie San Vincenzo Ferreri, Nostra Signora delle Vittorie (Borgo San Pietro) e Santa Maria della Scala.

Forte l’attenzione ai giovani. «Puntiamo prima di tutto a ad un accompagnamento personalizzato dei singoli ragazzi», racconta il parroco della Collegiata, «dobbiamo recuperare una Pastorale di educazione alla fede, più personale e non solo di animazione».

Sono proprio i giovani delle parrocchie Beato Bernardo e Ss. Trinità (Borgo Aie e Palera) i protagonisti nell’accoglienza dei propri coetanei migranti ospitati, in base al piano della Prefettura e del Comune, presso l’ex hotel «Meditur» in strada Palera. L’accoglienza dei 150 rifugiati è in carico alla cooperativa sociale «L’Isola di Arial».

Un gruppo di ragazzi, guidati dal parroco don Roberto Zoccalli, anima attività aggregative per gli «amici africani». La domenica dalle 15 alle 17.30 l’oratorio apre per loro: si gioca, ci si confronta, si impara l’italiano, si progetta il futuro.

«C’è poi un accompagnamento umano e spirituale», dice don Zoccalli, «venti di loro vengono a Messa la domenica mattina, poi si fermano per il confronto sulla Parola di Dio». «Non possiamo risolvere i grandi problemi legati all’immigrazione, ma siamo chiamati a testimoniare uno stile di accoglienza e umanità», conclude il sacerdote.

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