Chieri: la città che ha fermato la corsa al mattone

Riparte dall'importante centro alle porte di Torino il viaggio del giornale alla scoperta delle grandi trasformazioni del nostro territorio. Intervista al Sindaco Claudio Martano. Le parrocchie in prima linea con il centro di ascolto "L'Incontro"

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Chieri: la città che ha fermato la corsa al mattone

di Andrea Ciattaglia

Riprende il viaggio de «La Voce e Il Tempo» nei centri del torinese. Non solo le periferie interessate dal Piano di interventi di trasformazione predisposto dal governo, ma anche gli altri centri del torinese stanno vivendo cambiamenti, fronteggiando emergenze sociali, progettando realtà per i prossimi anni. Iniziamo questo nuovo itinerario da Chieri, incontrando il sindaco, Claudio Martano, all’uscita del tavolo regionale sull’inquinamento. «Sì, anche Chieri è coinvolta, le polveri sottili non si fermano al confine di Torino. Anche da noi sarà blocco dei mezzi Euro 4 diesel per 4 giorni con il livello di allerta arancione e per 7 giorni quando scatta il livello di allerta rosso».

Sindaco Martano, veniamo al territorio comunale, qual è oggi l’area di maggiore trasformazione?

L'intervento di trasformazione più esteso deriva dal passato. Il Comune acquistò l’area della ex fabbrica tessile Tabasso di via Vittorio Emanuele II, nel corso degli anni si sono insediati servizi ed è nato un polo culturale, un centro di aggregazione riconosciuto e frequentato dalla cittadinanza. L’area riqualificata è stata destinata a nuovi usi come la biblioteca, l'archivio storico, un ufficio delle poste, un caffè letterario… manca però il recupero di una parte dell’area che negli anni ha visto fallire progetti di project financing con la collaborazione pubblico-privato. Ora l’area è affidata ad un’agenzia privata specializzata nell’attirare soggetti interessati.

Non ci sono progetti di espansione dell’abitato, di nuovi quartieri…

In questo momento la richiesta dei costruttori di edificazione è ridotta a zero. A Chieri il trend è quello di ridurre il consumo di suolo, una politica che in questi anni si sposa con quelle delle aziende edili. È un discorso generale, di territorio: rispetto al fabbisogno si è costruito nel passato molto, troppo. Ora il mercato è fermo, mentre sul restauro del costruito le imprese lavorano.

Proprio sul consumo di suolo si era giocata sul vostro territorio la partita della tangenziale est, la tratta Passione-Gassino che avrebbe dovuto chiudere l’anello tangenziale torinese. Che cosa è rimasto di quel progetto?

La vicenda della tangenziale est è totalmente chiusa e lo rimarrà almeno nel medio termine. L’opera come collegamento autostradale era decisamente impattante sul paesaggio. Era stato più convincente il progetto di «gronda», una strada di dimensioni minori, predisposto dalla Provincia, ma poi la questione è naufragata.

Per rimanere in tema di progetti, non direttamente sul vostro territorio, ma sicuramente con ricadute importanti si profila all’orizzonte il nuovo ospedale dell’Asl To5. Quali le scadenze e le prospettive?

La Regione punta molto sulla realizzazione dell’ospedale nell’area di Vadò, davanti alla stazione di Trofarello. Si dovrebbe arrivare entro fine mese al piano di fattibilità economico-finanziaria, lo strumento per avviare la formalizzazione dei contributi dallo Stato, della Regione e dei privati. Il modello immaginato dalla Regione è simile a quello per la Città della Salute: collaborazione con i privati per la costruzione del complesso e, in cambio, gestione dei servizi non sanitari in concessione.

L’ipotesi del nuovo ospedale – e quindi in ridimensionamento di quello chierese – ha suscitato vive polemiche e la creazione di un comitato che ne avversa la realizzazione. Qual è la posizione dell’amministrazione?

Partiamo dal presupposto, come ci è stato comunicato, che l’Asl To5 non può sostenere i costi di tre strutture simili, gli ospedali di Moncalieri, Carmagnola e Chieri. Da questo punto di vista si capisce l’intento di concentrare tutto in un unico polo, con ricadute anche positive sui volumi degli interventi e sulla qualità. I Comuni non hanno competenza in materia di programmazione sanitaria, ma certo possono dare il loro contributo, a salvaguardia del benessere dei cittadini: per questo è necessario che l’ospedale di Chieri si trasformi, ma non chiuda, ospiti servizi di prossimità per il cittadino mentre per gli interventi specialistici anche il nostro territorio farà capo all’ospedale unico.

Quali sono le emergenze sociali più gravi? Su cosa vi sollecitano i cittadini in merito alle loro difficoltà?

In questo non credo che facciamo eccezione: tra le emergenze più sentite dalla popolazione ci sono il lavoro e la casa. Sono ambiti molto legati l’uno all’altro, poiché l’emergenza della povertà in molti casi diventa evidente quanto scatta quella abitativa, cioè quando le famiglie non sono più in grado di fare fronte alla fondamentale esigenza di pagare le spese del tetto sotto cui abitano. Chieri ha vissuto per molti anni la crisi del tessile, ma oggi la questione disoccupazione non è imputabile alla difficoltà delle aziende che hanno sede nel Comune, si tratta di un fenomeno di più larga scala. Tra le emergenze va segnalata poi la questione di piccolo commercio che continua a soffrire e registrare chiusure.

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La rete della carità in aiuto delle famiglie 

di Stefano Di Lullo

Chieri, fino a dieci anni fa una delle città più ricche della diocesi, non è stata preservata dai colpi della crisi economica. La chiusura di quasi tutti gli stabilimenti del settore tessile, fiorenti nel Chierese fin dalla fine dell’Ottocento, insieme alla crisi dell’edilizia dal 2009, ha messo in difficoltà numerose famiglie.

Ed ecco la rete della carità che vede il lavoro sinergico fra parrocchie e Comuni del Chierese per dare risposte alle situazioni di emergenza. Nel 2013 è nato il Centro d’ascolto «L’Incontro», divenuto associazione autonoma nel 2014, che, gestito dalle comunità parrocchiali, coordina le associazioni caritative della città e dell’Unità pastorale 59. Il centro si trova presso la parrocchia San Giorgio (via Nel 9) ed è aperto il martedì e il giovedì dalle 9 alle 11 e il mercoledì dalle 15 alle 18. «Le parrocchie», racconta il presidente del Centro Duccio Varetto, «erano bersagliate di richieste, in particolare quella del Duomo. I parroci di Chieri hanno dunque pensato di creare un coordinamento per cercare di dare una risposta alle situazioni di fragilità mettendo in rete le risorse del territorio». Nel 2014 il Comune ha, inoltre, istituito un Tavolo, coordinato dall’assessorato alle Politiche sociali, a cui siedono le associazioni del volontariato impegnate nel sociale. Ogni anno passano dall’«Incontro» 350 persone: il 60% sono italiane e il 40% di origine straniera fra cui per la maggior parte rumeni, marocchini e moldavi.

In città, inoltre, operano due conferenze di San Vincenzo, un gruppo di Volontariato vincenziano e il Cav (Centro di aiuto alla vita) presso la struttura comunale «Cittadella del volontariato».

«Le famiglie che sosteniamo attraverso la rete della carità», sottolinea don Severino Brugnolo, moderatore dell’Up 59 e parroco di San Giorgio e San Giacomo, «sono solo una parte di quelle che si trovano nella fragilità. La crisi a Chieri nasconde una cosiddetta ‘povertà nobile’ che non chiede aiuto. Si tratta di famiglie che fino a ieri vivevano in uno stato decoroso e che per eventi destabilizzanti sono giunte sulla soglia di povertà». 

«In rete con il Comune», dice Varetto, «il Centro d’ascolto si fa poi carico di pagare affitti, bollette e stipulare contratti di locazione per le famiglie indigenti. Infine, in sinergia con la Fondazione Operti e la San Vincenzo, mettiamo a disposizione borse lavoro che accompagnino le persone disoccupate verso l’autonomia».

C’è poi il lavoro dell’Agorà del sociale, voluta dall’Arcivescovo Nosiglia, partito lo scorso gennaio nell’Up 59. La cabina di regia, coordinata da padre Gerry Armani, assistente spirituale dei Gruppi di Volontariato vincenziano, Federico Feyles, ex imprenditore, e don Stefano Votta, parroco di San Luigi Gonzaga e S. Maria Maddalena, ha messo sul tavolo la ripresa delle attività produttive nel Chierese. Insieme alla Pastorale del Lavoro della diocesi, alla Caritas diocesana e alle associazioni locali l’equipe ha stilato un progetto che parte dell’«economia povera» per ridare lavoro, riattivando attività agricole sui terreni non più coltivati. «Dopo un confronto con gli imprenditori locali», spiega don Votta, «per capire le necessità reali del mercato sul territorio, e con l’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, abbiamo puntato sull’avvio di vigneti». 

Per far fronte all’emergenza abitativa, infine, a maggio 2016 è nata «La Zattera della Pace», l’housing sociale sorta dalla ristrutturazione dell’ex convento dei Missionari vincenziani grazie al progetto dei Vincenziani, della Compagnia di San Paolo e del Comune. La casa dispone di 4 appartamenti autonomi più alcuni spazi comuni in grado di accogliere altrettante famiglie sfrattate. 

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