Minori stranieri soli, la legge a Torino

Il direttore dell'Ufficio Migranti commenta la nuova normativa che regola l'accoglienza degli adolescenti che sbarcano sulle nostre coste

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Minori stranieri soli, la legge a Torino
sergio durando

La legge è un segnale positivo che mette fine ad un lungo periodo di stallo istituzionale: il numero dei minori stranieri non accompagnati (Msna, ndr)  che arrivano nel nostro Paese è in aumento e senza  una normativa chiara il rischio – come è accaduto finora – è che molti di loro spariscano  o finiscano nelle mani della criminalità». Sergio Durando, direttore della Pastorale migranti della diocesi ha accolto con favore la legge per la protezione dei Msna approvata in via definitiva dalla Camera il 29 marzo scorso (375 voti a favore, 13 contrari  e 41 astenuti). Un’ emergenza quella dei minori stranieri soli «i più vulnerabili dei migranti» più volte denunciata da Papa Francesco e a febbraio, proprio da Torino, anche da mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e direttore generale della Fondazione Migrantes in occasione  della presentazione del primo Rapporto nazionale sul diritto d’asilo con un focus sui Msna (cfr. La Voce e il Tempo, domenica 26 febbraio 2017). Il dossier di Migrantes rileva che nel 2016 sono sbarcati in Italia (soprattutto in Sicilia e in Calabria) 25.800 minori senza genitori o figure adulte di riferimento, tra cui anche bambini con meno di dieci anni di età, più del doppio rispetto al 2015 quando erano 12.360. Di questi quasi il 3% è stato accolto in Piemonte.  E dall’inizio del 2017, secondo le stime di Save the children, sono arrivati in Italia più di 3.360 minori, di cui almeno tremila soli. Abbiamo chiesto a Sergio Durando cosa cambia con la nuova legge (il testo completo  sul sito www.camera.it/leg17/465?tema=minori_stranieri_non_accompagnati#m).

«Dal 2014 a oggi – come denuncia il Rapporto di Migrantes sono stati oltre 50 mila i Msna sbarcati sulle nostre coste e che in troppi casi non hanno ottenuto un’ immediata tutela e protezione in un contesto familiare. La legge nuova aiuta a superare, anzitutto, la precarietà e la frammentarietà degli interventi e un’accoglienza inadeguata per adolescenti,  spesso in grandi centri che non hanno nulla di simile ad una famiglia, disponendo una immediata tutela e azioni che salvaguardino ‘il superiore interesse del minore’»

Quali sono i provvedimenti più significativi?

Innanzitutto i minorenni stranieri soli  non sono più soggetti a respingimento alla frontiera, senza alcuna eccezione; viene ridotto il termine massimo di trattenimento dei ragazzi nelle strutture di prima accoglienza (da 60 a 30 giorni) e le procedure per l’accertamento dell’età vengono  uniformate. Inoltre l’accoglienza dei Msna dovrà adeguarsi agli standard minimi delle strutture residenziali per minorenni, viene privilegiato l'affido familiare come strada prioritaria di accoglienza rispetto alle strutture così come viene istituito presso il Tribunale dei Minorenni un albo di tutori volontari per i Msna. Infine si rafforzano i diritti all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla piena attuazione delle garanzie processuali e al diritto all’ascolto mediante i mediatori culturali. Insomma viene riconosciuta a questi minori,  che per il 90% hanno un’età compresa tra  i 15 e i 17 anni, la garanzia all’accompagnamento verso l’autonomia. Uno sforzo di accoglienza e di sicurezza di una categoria fragile degno di un Paese civile.

Tribunali e Procure dei minori - che rischiano di essere soppressi a causa della Riforma in discussione in Senato che prevede l’accorpamento della Giustizia minorile (vedi box) - sono in primo piano per l’attuazione della nuova legge sui Msna...

«Certamente: la giustizia minorile e i Tribunali dei minori sono l’organo costituzionale centrale per garantire l’applicazione di questa legge e per tutelare i Msna. Basta pensare alle procedure di affidamento dei minori nelle famiglie che ne faranno richiesta o alle comunità. C’è poi un’attenzione particolare che la legge dedica ai minori vittime della tratta, purtroppo in crescita nella nostra città e la cui tutela attiene alla giustizia minorile che riceve due segnalazioni al giorno, solo 40 casi dopo l’estate 2016. Sono soprattutto ragazze che hanno subito violenze e riti di sottomissione provenienti per la maggior parte da Nigeria, alcune da Costa d’Avorio e Gambia. Molte di loro arrivano incinte, a seguito di stupri subiti ad opera dei trafficanti o durante il viaggio per arrivare in Italia.

Qual è la fotografia dei  Msna arrivati a Torino?

I minori soli che convivono con parenti entro il IV grado, a cui vengono affidati senza corresponsione di alcun contributo economico, fanno riferimento ai Servizi Sociali decentrati del Comune di Torino. I Msna senza genitori, parenti entro il IV grado, appartenenti a nuclei irregolarmente presenti o che dimorano presso parenti irregolari o non residenti sul territorio comunale o presso conoscenti, fanno riferimento all’Ufficio Minori stranieri. Di questo gruppo fanno parte i minori richiedenti asilo che emigrano per motivi politici o perché sono a rischio di vita a causa del loro orientamento sessuale.

Alcuni sono seguiti direttamente dalle Prefetture che recentemente hanno fatto anche un bando per individuare ulteriori enti gestori di centri di accoglienza per minori.

Dopo aver fatto la richiesta di protezione internazionale hanno diritto ad accedere ad un iter particolare, che garantisce loro  il riconoscimento dello status di rifugiati e l’ottenimento dei documenti, la carta d’identità non valida per l’espatrio e il permesso di soggiorno.  Ci sono poi i minori che si spostano in cerca di una vita migliore: se non hanno il passaporto è impossibile ottenere altri documenti. A Torino giungono molti egiziani, inviati dalle famiglie, che si accollano spese di viaggio notevoli: l’Egitto ha ottenuto fondi dall’Unione Europea per bloccare il flusso dei migranti e quindi i viaggi costano molto di più. Spesso dopo la loro collocazione nei centri di accoglienza, arriva il passaporto inviato dai genitori.

Quanti sono i Msna  accolti sotto la Mole?

La Città ha la tutela di 260 Msna dai 14 ai 18 anni di cui 190 avviate aperte nel 2016. Torino ha aderito al Progetto Sprar  (Sistemi di protezione per richiedenti asilo) con  circa 60 posti dove collocare i minori; l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) al ministero dell’Interno  riconosce fondi per l’assistenza, l’accoglienza, la formazione e le borse lavoro. Generalmente  sono adolescenti che appaiono più piccoli della loro età con un basso livello di scolarizzazione e con l’obiettivo di lavorare e mandare soldi a casa. Sono minori che hanno un percorso più o meno lungo in una comunità che ha consentito a noi di conoscerli meglio e a loro di imparare i fondamenti della lingua italiana. Il problema dell’accoglienza di questi ragazzi rimane il raggiungimento della maggiore età e il non aver ancora acquisito autonomia.

La Chiesa torinese come è coinvolta nell’accoglienza dei Msna?

Con i Salesiani, in particolare, che hanno esperienze collaudate di accoglienza per Msna (a Torino nelle Opere di San Salvario e San Paolo) e poi i Giuseppini del Murialdo, il Volontariato vincenziano, la «Difesa del Fanciullo» cooperativa Valpiano e la cooperativa Arco. Il bando Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione  promosso  dal ministero dell’Interno  ipotizzava per il 2016 due progetti: uno nell’astigiano, ma i sindaci locali non hanno autorizzato l’apertura delle Comunità per minori  e l’altra nel torinese, con due poli, a San Mauro presso la Città dei ragazzi e a Torino, con le cooperative Terremondo e Biosfera per un totale di 50 ragazzi accolti. Questa prima accoglienza ha visto il coinvolgimento dei gruppi scout e delle comunità parrocchiali: è molto importante che i minori stranieri si sentano accolti da una famiglia allargata dove possano trovare figure adulte di riferimento e le parrocchie sono l’ambiente ideale.

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