I territori alpini una risorsa

Inizia un itinerario sulle Terre Alte. Il Piemonte si ricordi dei suoi monti

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I territori alpini una risorsa

Il Piemonte è stata spesso la regione che ha dettato e anticipato molte delle trasformazioni del Paese. Vale anche per le politiche della montagna. Qui sono nate le prime Comunità di valle all'indomani della Guerra, poi le Comunità montane negli anni Settanta, poi ancora le Unioni montane cinque anni fa. Piccoli pezzi di una storia che tocca la metà del territorio regionale, dove vivono 600mila persone. Tutt'altro che residuale. Le istituzioni, ieri come oggi, hanno provato a dare opportunità di sviluppo a territori fragili che hanno vissuto, sulle Alpi come nell'Appennino, la desolazione dell'abbandono. Di teste e di idee. Una sofferenza lunga cinquant'anni. La città ha drenato - e continua a prendersi - pezzi di sviluppo. Chi vive e opera nelle Terre Alte - è sempre stato considerato un cittadino di serie B, con meno servizi e meno opportunità legate al progresso o allo sviluppo, se si preferisce. Di quei cittadini ha parlato anche il presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Da qui si riparte. Con le giuste rivendicazioni, certo, ma anche tante proposte. 

Il 2017 per la montagna non deve essere l'ennesimo anno di transizione. Tutte le volte, a ogni inizio, si ripete che cosa serve, cosa andrebbe fatto, chi dovrebbe intervenire. Politici, Amministratori locali, sistema economico, lobby dei servizi e delle imprese. Poi, il bilancio è profondamente diverso. Non servono dunque retorica o tantomeno illusioni. Ma su tre punti, la montagna nel 2017 deve agire. Proveremo a raccontarli sulla Voce e il Tempo, in un appuntamento fisso dedicato alle Terre Alte. E oggi, nel farci gli auguri, una sintesi prova a individuare le prime opportunità. 

Si parte dagli Enti locali. In Piemonte sono nate 56 Unioni montane di Comuni eredi delle Comunità montane. Devono gestire servizi ai cittadini e guidare percorsi di sviluppo sovracomunali. Ricevono risorse dalla Regione e partecipano ai bandi europei. Solo in Provincia di Torino, 16 Unioni riuniscono oltre 150 Comuni, piccoli o piccolissimi. Nel nuovo anno, possono garantire opportunità e crescita, veicolare investimenti, intercettare finanziamenti, impostare meccanismi virtuosi di mantenimento di servizi. È un compito arduo e complesso. Non ci sono manuali sui quali studiare. I Sindaci e i Consiglieri comunali, i Presidenti delle Unioni, sono volontari che agiscono senza compenso o rimborsi spese, sottraendo tempo alle famiglie e alle proprie necessità. Provano a condividere le scelte con i colleghi e devono rinunciare a pezzetti di sovranità. Fare le scelte insieme, tra dieci o venti Comuni ad esempio, è molto più difficile che farle da soli. Richiede condivisione, fantasia, ma anche passi indietro e capacità di unità, di unire le idee e scegliere la migliore. 

Su cosa? Ci sono quattro importanti pilastri nelle politiche degli Enti montani appena nati (dalla legge regionale 11 del 2012). Agricoltura e turismo sono i principali, quelli storici. Ai quali se ne aggiungono due: uno green e l'altro smart, per semplificare. Verde è in sintesi l'insieme delle scelte e delle opportunità connesse alla green economy. Il riferimento può essere il Collegato ambientale alla legge di stabilità 2016, legge varata dal Parlamento a dicembre 2015. Nei suoi 74 articoli, rilancia il ruolo di chi produce e immagazzina risorse naturali, le gestisce e ne consente la fruizione all’intera collettività. Le aree montane sono il luogo naturale dove la green economy può crescere e dare risposte alla crisi occupazionale e alla fuoriuscita di “cervelli”. Superando l’assistenzialismo, viene introdotto ad esempio il pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali.

Immagazzinare acqua, assorbire Co2 nelle foreste e nel prato pascolo, garantire l’assetto idrogeologico del territorio, l’equilibrio climatico, sono i grandi assi che la montagna ha nel suo dna. Vanno organizzati, strutturati, resi remunerativi. In questo sta il patto nuovo della montagna con le aree urbane: l’esempio su tutti è quello della Città metropolitana di Torino. Costruisce un legame tra capoluogo e Terre Alte se capisce l’importanza dei servizi ecosistemici che la montagna mette sul piatto. E per i quali ha bisogno di un corrispettivo. Ecco il cambio di paradigma e di visione che deve impegnare gli amministratori. Costruire una green community passa da qui, non senza il lavoro su piccoli impianti da fonte rinnovabile, efficientamento energetico degli edifici, pubblici e privati, infrastrutturazione digitale, servizi informativi per la PA e i cittadini, mobilità intelligente (a chiamata con un Uber della montagna, perché no), accumulo di energia elettrica prodotta. Questi ultimi sono i fronti del lavoro sul pilastro smart, tra Agenda digitale (declinata per la montagna) e nuove infrastrutture, come la banda ultralarga che veicolerà in Piemonte da quest'anno oltre 290 milioni di euro di investimenti pubblici.

Da ultimo, il 2017 può essere importante anche per la sperimentazione di migliori politiche per l'accoglienza e la coesione dei migranti. In questo che il Ministero per i Beni culturali ha voluto come "anno dei borghi", la montagna che accoglie è capace di promuovere progetti più efficaci delle aree urbane. È retorica, un po' stupida, l'affermazione per la quale si ripopolano la montagna e i borghi con i richiedenti asilo. Il punto è un altro. E cioè come ridare dignità e diritti alle persone in difficoltà che arrivano nei piccoli Comuni delle valli. Ovvero, come i migranti rigenerano attività produttive e alimentano le tradizionali reti del volontariato. Basti pensare a quanto successo nelle Valli di Lanzo con il Coro Moro e tutte le altre iniziative tra Pessinetto e Lemie. Ottimi esempi, che vanno studiati ed esportati, coinvolgendo le comunità locali.

Molto altro si può scrivere per il 2017 della montagna. I primi tre punti sono un viatico per nuove leggi regionali e nazionali dedicate alle Terre Alte, per fermare l'esodo di servizi pubblici (come le Poste), per garantire sgravi fiscali continuativi a chi attiva start up e attività economiche nei territori. Fronti complessi, che su questo sito potremo analizzare nel corso dell'anno.

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