Le parabole della Misericordia. Un Dio gioioso e festante

 Al capitolo quindici del suo Vangelo, Luca presenta tre parabole che hanno in comune la nota della misericordia divina verso i peccatori: egli ci offre in tal modo l’intima natura, il perfetto esempio della buona notizia: il Vangelo nel Vangelo

Parole chiave: bibbia (12), chiesa (576), misericordia (103), percorso (3)
Le parabole della Misericordia. Un Dio gioioso e festante

Tutte le tre parabole sottolineano la gioia di Dio per la conversione del peccatore. Al termine della prima si dice: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti” (Lc 15,7); alla fine della seconda: “C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte” (Lc 15,10); nella terza il Padre comanda: “Facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15,23-24). Anzi, nella conclusione dell’ultimo racconto il Padre afferma con forza: “Bisognava (èdei) far festa!” (Lc 15,32). Il tema della gioia percorre tutto il capitolo 15 di Luca, ricorrendo ben otto volte. Il discorso quindi non è morale ma teologico: l’attenzione delle parabole non è sul pentimento dell’uomo, ma sulla gioia di Dio. Non viene più presentato un Dio severo e accigliato che attende di punire i cattivi, ma un Dio allegro e festante perché vuole riabbracciare i suoi figli perduti. L’Evangelo riguarda non i cammini di pentimento dell’uomo, ma la “novità” di un Dio che cerca il peccatore, che vuole riportarlo a sé, che esulta per la relazione riallacciata con lui.

 A ben analizzare il testo, ci troviamo di fronte a solo due parabole: una, quella del ritrovamento di ciò che si era perduto, declinata prima al maschile (il pastore e la pecora) e poi al femminile (la donna e la moneta), l’altra del padre misericordioso.

Che tenerezza nell’immagine di una pecora portata “in spalla tutto contento” (Lc 15,5)! “Una pecora in spalla ha un certo peso; non è un agnellino; si tratta di un animale ferito, sporco, sicuramente irrequieto. Il pastore se la mette in spalla alla lettera "con grande gioia" e va a casa, con gli amici, a far festa. L’azione posta al centro della parabola lucana è questa gioia del pastore che cerca e recupera la pecora. Questa gioia della ricerca andata a buon segno, questa gioia grande è la gioia di Dio di poter perdonare l’uomo, ogni uomo singolarmente” (G. Benzi).

Come tutta la parabola, anche il suo finale ci sorprende e ci stupisce: “Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti” (Lc 15,7): come può Dio essere più contento di un solo peccatore che ritorna a lui che di novantanove giusti che ogni giorno gli obbediscono con fedeltà, magari a prezzo di grandi sforzi e sacrifici? Ma siamo qui di fronte a quello stile del “paradosso” che spesso troviamo soprattutto nei Vangeli: si presenta una situazione talora persino assurda ma per stressare alcuni concetti. E qui si vuole innanzitutto sottolineare che ciascuno di noi è preziosissimo agli occhi di Dio: ciascuno di noi è la gioia di Dio. Dio ama ciascuno di noi come se non esistesse nessun altro, e continuamente ci cerca, ci conquista, ci seduce. Per Dio non è possibile che qualcuno possa essere lontano dal suo amore; Dio non tollera che qualcuno sia escluso dalla sua misericordia.

             

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