Piemonte, urge un piano natalità

Gli ultimi dati statistici sono allarmanti, come promuovere un progetto culturale e vitale per i prossimi anni

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Piemonte, urge un piano natalità

Sembra che il dato che il Piemonte si avvii lentamente, ma inesorabilmente   ad un costante calo   sia una preoccupazione solo delle associazioni familiari. Ogni hanno la sirena dell’Istat lancia i suoi allarmi, a cui si assiste assuefatti e rassegnati come ai tempi della seconda guerra succedeva per i bombardamenti: chi può si ripara scommettendo ancora sui figli e gli altri si arrangino. Il calo viene considerato un problema privato di pochi, e non una questione sociale strategica e fondamentale per il futuro di tutta la società. Che senso ha, allora,  il lavoro dell’Istat se i politici non lo considerano? E non danno nessun segnale di comprenderne la gravità? Eccezion fatta per qualche coraggioso dell’amministrazione comunale di Torino. Nel 2016 la percentuale di figli per donne si è ridotta a 1,23 . L’unica possibilità per invertire questa tendenza è il varo di una seria politica familiare accompagnata dal rilancio dell’immagine e del ruolo della famiglia. Per questo il Forum delle Associazioni Famigliari del Piemonte continua a incontrare politici regionali e locali rilanciando proposte su proposte che giacciono purtroppo ancora in qualche cassetto impolverato.

Diminuendo le nascite, diminuirà la coesione sociale, il welfare, le pensioni e la sostenibilità del nostro sistema sanitario: in questo tempo di orientamento e pre-iscrizioni scolastiche per l’anno 2018-2019 iniziamo a fare il conto di quante classi mancheranno il prossimo anno a causa della mancanza di bambini, e l’impatto che ciò avrà sui posti di lavoro e a cascata su altri aspetti. Un italiano su tre è a rischio di povertà e le persone a maggior rischio vivono in famiglie con tre o più figli, perché sei fai figli “è un problema tuo” e non una risorsa per tutti, per cui si è sempre lasciati in fondo alle agende politiche. Se le famiglie saranno più povere, tutto il Piemonte sarà più povero. La nostra preoccupazione è ancora maggiore quando constatiamo che ci sono giovani politici volenterosi di diversi schieramenti che vengono puntualmente frustrati nella loro capacità di proposta politica da soliti diktat del rigore di bilancio di chissà quale entità amministrativa.

Perché per alcune cose i soldi si trovano e per altre no? Le famiglie piemontesi non chiedono soldi,  ma risorse e strumenti per rappresentare a pieno il loro ruolo di prima impresa sociale, perché sono sempre state storicamente, anche in questa regione il cuore dell’economia. Tutta la politica deve tornare a dimostrare di saper interpretare i bisogni del Paese reale: vogliamo rivedere politici attenti e coraggiosi che non hanno paura delle loro idee e della burocrazia e che non si arrendono inermi davanti al “non ci sono soldi”. Qui prima dei soldi è urgente rivedere un sogno, un pensiero, una strategia politico-sociale che rimetta al centro le famiglie e il tessuto sociale e produttivo, capace di leggere i dati dell’Istat e di trasformarli in azione politica. Per questo chiederemo a tutte le forze politiche nei prossimi mesi di sottoscrivere il “Fattore Figli”. Urge in Piemonte un Patto sulla Natalità.

* Presidente del Forum delle Associazioni Famigliari del Piemonte

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