Emergenza freddo a Torino, l'accordo tra Diocesi e Città della Salute

Accordo fra Chiesa, Comune, Asl e Città della Salute per il soccorso a 800 senza dimora tutto l’anno, anche quando saranno superati i mesi gelati. Affidata alla Diocesi una parte dell’ex ospedale Maria Adelaide 

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Emergenza freddo a Torino, l'accordo tra Diocesi e Città della Salute

Per i senza fissa dimora un’accoglienza dignitosa a tutto campo. È il punto centrale del protocollo d’intesa sottoscritto martedì 5 dicembre dal Comune di Torino, la Diocesi, l’Asl torinese e la Città della Salute e della Scienza che va a completare il «Piano emergenza freddo» comunale presentato lo scorso ottobre.

Nel pacchetto d’interventi straordinari, che prevede in totale la disponibilità di 800 posti letto, vi è una diminuzione di quelli allestiti presso i moduli abitativi del Parco della Pellerina che verranno utilizzati solo per le situazioni di emergenza (60 posti anziché 150), ma non idonei a garantire un’ospitalità degna per le persone che vivono in strada.

La Chiesa torinese e la Città della Salute nello specifico metteranno a disposizione circa 100 posti letto in strutture «più a misura d’uomo», ha sottolineato l’assessore al Welfare Sonia Schellino, «dove verranno accolte e seguite persone con fragilità anche dal punto di vista della salute».

In particolare la diocesi, dalla prossima settimana, anche attraverso la mobilitazione di numerosi volontari, accoglierà 65 senza tetto ogni notte nei locali di via Cappel Verde, in Arcivescovado e presso Villa Pellizzari. Mentre di giorno proseguono i progetti di ospitalità nei centri «La Sosta» in via Giolitti e il «Balsamo di Filomena» in via Cappel Verde, che accoglie nelle ore diurne persone senza dimora con problemi fisici e di salute.

La Città della Salute, invece, dal prossimo gennaio riattiverà una parte dell’ex ospedale Maria Adelaide, dismesso nel 2016, per l’accoglienza di 40 homeless. L’Asl della Città di Torino garantirà le figure professionali necessarie per l’assistenza sanitaria.

Nel protocollo, che ha durata triennale nel periodo invernale, è centrale ed innovativa l’integrazione degli interventi socio-sanitari nei sistemi dei servizi di accoglienza con particolare attenzione alle situazioni di senza dimora che presentano problematiche sanitarie in modo da offrire loro un’adeguata assistenza. In particolare verranno elaborati percorsi di accompagnamento ed inserimento sociale al di là dell’emergenza invernale che consentano di superare la condizione di estremo disagio che porta queste persone a vivere ai margini della società.

«Con il progetto», ha affermato don Paolo Fini, direttore della Pastorale della Salute della diocesi, «iniziamo a porre le basi per affrontare non più l’‘emergenza freddo’ che si verifica ogni inverno, ma un piano integrato di accompagnamento durante tutto l’anno affinché questo modo di operare diventi ordinario. Se è vero che nessuno può essere lasciato indietro allo stesso modo nessuno deve essere lasciato solo, e a Torino c’è molta solitudine da contrastare».

Più nel dettaglio l’intesa prevede il rafforzamento della rete cittadina di accoglienza temporanea per le persone con fragilità di tipo sanitario ed in particolare per quelle affette da patologie legate alla salute mentale e alle dipendenze.

«Prende il via un percorso mirato alla dignità delle persone», ha evidenziato Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana, «perché non è vero che per chi non ha una casa basta avere un posto dove dormire: il luogo e il modo con cui si accoglie fa davvero la differenza. Ecco dunque un tassello per cambiare rotta: un cammino che non può interrompersi con la fine dell’inverno ma che dovrà intensificarsi per dare una continuità di aiuto a queste persone».

«Con il piano», ha sottolineato Gian Paolo Zanetta, Commissario Aou Città della Salute e della Scienza, «abbiamo dato una risposta alle necessità diffuse, anche di carattere sanitario, delle persone che vivono in condizioni di estremo disagio. Oltre a mettere a disposizione parte del Maria Adelaide abbiamo strutturato una ‘banca del tempo’ con cui il personale medico e sanitario può offrire il proprio servizio professionale verso i senza tetto».

Parte delle risorse economiche per la realizzazione complessiva del progetto sono assicurate dal Comune attraverso fondi stanziati dalla Compagnia di San Paolo.

«Il profilo dei senza dimora nella nostra città è mutato», ha commentato il sindaco Chiara Appendino, «sono sempre più le famiglie ‘normali’ che perdono tutto dall’oggi al domani. Ecco allora un patto di collaborazione virtuoso che ha permesso di strutturare ambienti di accoglienza idonei e confortevoli per avviare percorsi verso l’autonomia».

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