Il lavoro come dignità e cittadinanza

Il convegno sullo Statuto Lavoratori attraverso le pagine del libro di Alessandro Parola

Parole chiave: statuto (2), cisl (2), lavoro (127), economia (55), legge (23)
Il lavoro come dignità e cittadinanza

Il 3 febbraio alle ore 17.30 presso il Polo del '900 si è svolta la presentazione del libro di Alessandro Parola “Quando l'operaio diventa cittadino. Statuto dei lavoratori: una storia di diritti” (Edizioni Lavoro) che ha dato luogo ad un interessante dibattito sugli anni dei moti operai e sulle prospettive future della classe lavorativa italiana. Alla serata hanno presenziato: Cesare Damiano (Pres. Commissione Lavoro Camera dei Deputati), Tiziano Treu (Docente di Diritto del Lavoro) e Bruno Manghi (Sociologo), con l'intervento di moderazione di Giorgio Aimetti. 

 

“Lo Statuto dei lavoratori fu una delle più grandi scelte di riforma. Ha segnato la Repubblica e la storia popolare”, così esordisce Bruno Manghi, uno dei protagonisti del periodo in cui lo Statuto venne promulgato, ricordando le difficoltà e le divisioni che la normativa creò in seno ai principali sindacati dell'epoca. “Lo Statuto  fu un capolavoro non normale - prosegue Manghi - poiché nacque  nel bel mezzo di un grande conflitto industriale”. 

 

Questo Statuto fu il prodotto di una congiunzione felice tra momenti di tensione, leadership e cultura” precisa Tiziano Treu individuando le forze centrifughe in atto che ebbero un ruolo importante nella creazione della normativa. “Donat-Cattin in particolare fu una figura decisiva per la forte gestione parlamentare che operò.”

 

Cesare Damiano ricorda gli anni '60, il periodo del suo lavoro alla SKF di Torino, i timori di moti operai  e  i tentativi di scoraggiare le assemblee sindacali. “Avere o non avere lo Statuto dei lavoratori fa la differenza. Allora la lotta politica era molto forte e la nuova generazione si confrontava con gli eventi storici in atto. Questa legislazione di sostegno aiutò l'introduzione dei sindacati nei luoghi di lavoro”, dice sottolineando poi l'importanza di avere una legislazione che risolva il problema della rappresentatività dei sindacati, oggi più che mai pressante.

 

Il dibattito ha poi virato sulla possibilità di rivedere altri interventi ugualmente decisivi per il mondo del lavoro italiano. “La cultura si sta arrabattando – dice Tiziano Treu – La leadership politica è disunita e imprecisa e così il padronato che si sta lentamente sfrangiando. I contratti in Italia sono frammentati. Lo Stato però con una nuova legislazione di sostegno potrebbe risolvere le divisioni all'interno dei sindacati. La soluzione è imboccare la strada della partecipazione”.

 

Cesare Damiano vede la soluzione nello studio consapevole del capitalismo: “Il nuovo orizzonte si basa sulla regolazione del capitalismo. Il capitalismo finanziario ha soppresso quello che era il ceto-medio per trasformarlo in proletariato. Bisogna ritrovare il compromesso tra capitale e lavoro.”

 

Bruno Manghi invece si dice scettico riguardo a un nuovo statuto a favore della nuova forza-lavoro. “Lo Statuto dei lavoratori fu il frutto di coordinazione, solidarietà e opinioni. Oggi non ci sono più opinioni né organizzazione. Mancano il tessuto propositivo e le pressioni da parte dei cittadini”. La serata si è conclusa con un invito alla riflessione, a vedere gli eventi passati come linfa per aggiustare le storture sociali contemporanee e a sperare che arrivino altri libri come quello di Alessandro Parola che scatenino una risposta di rinnovamento. 

Tutti i diritti riservati

Attualità

archivio notizie

28/03/2017

Europa, dalla Dichiarazione all'azione politica

Finite le celebrazioni la parola alla realtà dell'oggi. L'Unione non può fallire

27/03/2017

Ho sognato il mago Zurlì

Un racconto, tra ricordi e sogni, per salutare Cino Tortorella scomparso nei giorni scorsi

27/03/2017

Centro Catti, una mostra sulla Resistenza dei cattolici

L'esposizione dal 4 al 29 aprile 2017 presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

27/03/2017

Lo sviluppo e il progresso dei popoli

La prima enciclica sociale dopo il Concilio, la "Populorum Progressio" a cinquant'anni dalla sua promulgazione