Aumenta il «voucher-lavoro»: è finita l’era del posto fisso?

Quali prospettive per il mondo del lavoro in Italia e in Piemonte per il 2017

Parole chiave: lavoro (147), jobs act (5), economia (60), professione (3)
Aumenta il «voucher-lavoro»: è finita l’era del posto fisso?

La pubblicazione   dei dati   Istat   sull’andamento del mercato del lavoro in Piemonte  nel   terzo trimestre  2016 ha   creato  un’ondata di ottimismo sulla  capacità della nostra regione di ripartire lasciandosi alle spalle 6-7 anni di recessione  Negli stessi giorni  l’Istat ha reso noto  altri dati che riguardano  l’economia piemontese  che gettano   ombre   sulle prospettive di crescita della nostra area  tenuto conto  di   quanto resta da fare  per allinearci ai livelli di benessere  delle regioni con le quali ci confrontiamo Una lettura incrociata di questi dati  può aiutarci a capire dove stiamo  andando.

Dopo  anni di  attesa  il mercato del lavoro piemontese  mostra segni di vitalità. Cresce l’occupazione   portandosi a livelli non troppo distanti  dal picco raggiunto nel 2008 Bisogna creare altri 50 mila  posti di lavoro  per  colmare il gap. Oggi il settore più performante è quello dei servizi mentre l’occupazione ristagna nell’industria e continua a diminuire nell’edilizia: un comparto  in preda ad una crisi che non sembra aver fine. Da altre fonti apprendiamo che la «qualità» e la «dignità» dell’impiego non sembra cambiata, anzi:  diminuiscono le assunzioni a tempo indeterminato (nuove e confermate)   mentre cresce    l’occupazione a chiamata  pagata con  voucher.

In due anni il ricorso a questo tipo di impiego è raddoppiato. La cifra erogata è prossima agli 10 milioni di euro.

Aumentano le opportunità di lavoro anche per giovani e  ciò  comporta una significativa riduzione  del  tasso di disoccupazione    sceso all’8,5%. Un risultato importante che media tuttavia situazioni diverse.

A Cuneo il tasso di disoccupazione è attorno al 5%; a Torino è ancora superiore al 10%; quello giovanile fa fatica a scendere sotto il 40%. Il protrarsi delle situazioni di forte disagio contribuisce ad accrescere la quota dei giovani transitati o che stanno transitando in una situazione di povertà ed dei coetanei  che vanno all’estero a cercare un lavoro che  qui non c’è o non c’è abbastanza per tutti quelli che ne hanno bisogno.

Il miglioramento del quadro occupazionale è dovuto a diversi fattori: hanno pesato gli incentivi del job act, la ripresa interna e internazionale e le politiche attive della Regione  Piemonte.

Per valutare a pieno la bontà dei risultati raggiunti e il cammino che resta da fare per  tornare ad una situazione di «normalità» è  utile un confronto  con  le performance delle regioni a noi vicine, con una struttura economica molto simile alla nostra.

Una ventina di anni fa il Piemonte  poteva vantare un Oil per abitante che la poneva al terzo posto fra le regioni italiane. Nel 2015 è sceso al dodicesimo posto, superato da tutte le regioni del Centro.

La situazione   non migliora se  si prende in considerazione la  graduatoria delle province italiane  per livello di valore aggiunto pro capite. In questa graduatoria Torino figura al 24° posto con un livello di poco superiore alla media nazionale. In entrambi i casi  i  divari da coprire non sono elevati, ma  la «caduta» deve far riflettere e non poco.

In Piemonte l’occupazione è cresciuta dello 0,9% meno della media nazionale (+1,4%) della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. In queste regioni  il tasso di disoccupazione è  inferiore di circa 2-3 punti a quello piemontese.

Preoccupa anche il recente andamento dell’export che, negli anni della crisi, ha sempre consentito alla nostra economia di non sprofondare. Nei primi 9 mesi del  2016 si è  registrata  un’inversione di tendenza.  le vendite all’estero sono infatti  diminuite del 4,9% rispetto all’analogo periodo del 2015.

Dalla lettura incrociata di questi dati si possono trarre numerose indicazioni. La più importante, a mio avviso  è  l’invito ad andare avanti, a non abbassare la guardia  dal momento che  c’è ancora tanto da fare  per ridare   al  Piemonte  il   ruolo che  le compete  fra le regioni più sviluppate   del Paese.

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