Frodi alimentari, nemico da battere

Conferenza internazionale all'Expo: esponenti di vari Paesi di tutti i continenti uniti sulla necessità di difendere qualità e sicurezza dei cibi

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Frodi alimentari, nemico da battere

La frode alimentare è un nemico da battere, ma serve una strategia comune mondiale. L’appello fatto pervenire dal ministro della salute Beatrice Lorenzin alla conferenza internazionale organizzata il 9 e 10 luglio a Expo, a Palazzo Italia, sul tema del contrasto alle contraffazioni alimentari, ha incontrato un totale consenso nella vasta platea. Esponenti da vari Paesi di tutti i continenti si sono trovati in sintonia sulla necessità di difendere qualità e sicurezza degli alimenti perché «non si può transigere sul rischio sanitario».

Il radicarsi negli ultimi anni tra i consumatori della consapevolezza verso quanto si mangia, soprattutto nei confronti dell’integrità e genuinità dei cibi, anche se spinge ad acquisti più attenti, sta conducendo gli autori delle frodi a raffinare le loro azioni criminose.  E ciò in considerazione dell’importanza che va rivestendo la salute fisica e la crescente diffusione della certezza che il cibo sia l’elemento primario per prevenire gran parte dei problemi. Consumatori ricchi e poveri sono ogni giorno più consapevoli che mangiando sano si difende la propria salute; mentre esperti e governanti stanno comprendendo che una buona alimentazione consente di risparmiare sia in spese farmaceutiche sia ospedaliere. Gli esempi sono numerosi: dalla prevenzione, limitazione e cura delle patologie cardiovascolari a quelle riguardanti il diabete per citare due situazioni.

Eppure i comportamenti sembrano rivelare situazioni opposte dalle intenzioni. Proprio a Expo il Premio Nobel per la Pace del 2007, Riccardo Valentini, dopo aver sottolineato che «nel mondo ci sono 36 milioni di morti per malnutrizione e 29 milioni per obesità», ha ricordato: «Le frodi alimentari dal 2006 ad oggi sono aumentate di dieci volte». Questo perché l’agricoltura e l’alimentare sono ritenute aree di investimento della malavita convinta della strategicità dei due settori visto che nemmeno in tempo di crisi si può fare a meno del cibo.

Gli standard dei Paesi sulla sicurezza del cibo definita «fondamentale» si scontrano dunque con una realtà fatta di crimini alimentari in aumento ovunque, Italia compresa, proprio per colpa della crisi economica che contribuisce alla diffusione di cibi a basso costo dietro i quali spesso si celano ricette modificate, ingredienti di minore qualità, metodi di produzione alternativi e, a volte, vere e proprie illegalità. In Italia, nel primo semestre 2015 il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Mipaaf, «ha eseguito nell’agroalimentare 49 mila controlli, il 14 per cento in più rispetto al 2014 e sequestrato merce per un valore di circa 57 milioni di euro» come ha rammentato il ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina. La magistratura e tutte le forze dell’ordine sono impegnate in una lotta senza sosta e le cifre se da una parte confermano la crescita del problema, dall’altro rivelano la tenacia con la quale è combattuto. Non altrettanto avviene nella gran parte del resto d’Europa e degli altri continenti. Lo rivelano ancora le cifre: l’export italiano vale circa 30 miliardi di euro, i prodotti che suonano italiani senza esserlo, esattamente il doppio. Gli esempi sono molti e interessano tanti settori: dall’olio al vino, dal cioccolato ai formaggi. Nomi come “Parmesan” “Parmesao”, “Reggianito”, sconosciuti a casa nostra, ma molto venduti in Brasile e in Argentina,  il “Grated Parmesan” e il “Grande Parmesan”, diffusi in America, conquistano un gran numero di consumatori convinti di mangiare il vero Parmigiano. Invece gustano solo lontane imitazioni. L’inganno, in questo caso, ferisce tanto gli acquirenti che il made in Italy.

Sulle frodi alimentari la situazione è talmente complessa da indurre i rappresentanti dei Paesi presenti a Expo Milano a sostenere il parere di Bernard Url, direttore esecutivo dell’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): «Possiamo ottenere risultati solo quando lavoriamo insieme». Opinione applaudita, ma parole e azioni non sempre si susseguono con l’auspicata rapidità. E se Eric Marin, componente della commissione europea,  ha ammesso che «non si può essere tolleranti con chi compie frodi» ed ha invitato i Paesi «a lavorare insieme con disciplina», al momento, secondo Coldiretti, proprio l’Unione Europea è carente in questo settore, mentre dovrebbe imporre di stringere le maglie della legislazione. Come? «Ad esempio con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima utilizzata. Invece non c’è trasparenza negli scambi commerciali e nell’informazione ai consumatori».

Il tema delle etichettature sugli alimenti è da anni motivo di scontri. Sulla base del regolamento comunitario entrato in vigore il 13 dicembre 2014, gli Stati membri possono decidere secondo norme nazionali, dopo aver consultato i cittadini.  Decisione che sta sollevando obiezioni critiche perché I consumatori italiani ritengono necessarie l’indicazione dell’origine, del luogo di lavorazione e della scadenza del prodotto.  La Commissione Europea in questo settore si sta muovendo invece a singhiozzo, spesso indotta dall’emergenza com’è capitato per la carne bovina sopposta a etichettatura dal 2002, dopo la vicenda “mucca pazza”. Obbligatorio dal 2003 pure indicare varietà, qualità e provenienza dell’ortofrutta fresca; codice d’identificazione dal primo gennaio 2004 per le uova e dall’agosto 2004 obbligatorio indicare il paese d’origine di raccolta del miele; dall’ottobre 2005 etichetta per il pollo made in Italy per colpa dell’influenza aviaria; dal 2008 etichettatura di origine obbligatoria per la passata di pomodoro.

L’Europa invece per quanto riguarda latte, prodotti caseari, carni di coniglio e di cavallo ritiene sufficiente l’indicazione volontaria dell’origine anziché l’obbligo comunitario. Dal primo aprile scorso, infine, l’Europa obbliga i Paesi dell’Unione a indicare in etichetta il luogo di allevamento e di macellazione delle carni di maiale, capra e pecora. Una legislazione dunque che denota non poca incertezza nella difesa di origine, qualità, integrità e genuinità dei prodotti alimentari. Eppure per combattere le contraffazioni di tutti i cibi esperti di nazionalità diverse, stanno avviando delle reti europee poliziesche. L’obiettivo di vari Paesi di diversi continenti è creare una rete mondiale contro le frodi alimentari per tutelare la salute dei popoli, frenare la spesa sanitaria, incentivare il commercio dei propri prodotti alimentari. Ma su come agire le proposte, si scontrano con comportamenti discordanti.

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