Come dare «ossigeno» alla sanità italiana

L’autoproduzione di gas medicinale: la prima sperimentazione all’ospedale di Venaria. Risparmi del 50-80 per cento

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Come dare «ossigeno» alla sanità italiana

Potrebbe essere l’uovo di Colombo per permettere consistenti risparmi nella sanità italiana. Si tratta dell’autoproduzione di ossigeno medicinale da parte degli ospedali. I risparmi sono dell’ordine del 50-80 per cento sulla spesa che viene attualmente fatta per acquistare le classiche bombole dalle aziende fornitrici. In soldoni, i minori costi sono dell’ordine di decine di milioni di euro. Insomma, una risposta concreta ai tagli della spending review che non va a incidere sull’approvvigionamento di siringhe, garze, medicinali o altro materiale indispensabile per l’assistenza ospedaliera.

Si è partiti in questi giorni all’ospedale di Venaria (Torino) con la prima sperimentazione in Italia. Pioniere in questo caso è stato Flavio Boraso, direttore generale dell’Asl To3: «Dopo gli approfondimenti tecnici necessari, abbiamo ritenuto che Venaria rappresentasse il contesto sanitario idoneo per dar corso alla sperimentazione “sul campo” di un modello di impianto innovativo per l’autoproduzione in loco dell’Ossigeno 93 per cento, estendibile progressivamente ad altri ospedali e presidi sanitari». Boraso tiene a sottolineare anche che la novità viene attuata «nel pieno rispetto della qualità del servizio reso ai pazienti».

Si abolisce di fatto lo stoccaggio dei pacchi-bombole con notevoli risparmi economici. A fornire il macchinario è un’azienda di Biella, la Co-Med. L’impianto è stato ultimato e collaudato in questi giorni. «Con un investimento di circa 40 mila euro», dice Boraso, «nel solo presidio di Venaria risparmieremo fino all’80 per cento della spesa per l’approvvigionamento delle bombole di ossigeno, che era di circa 60 mila euro l’anno». L’obiettivo è di estendere al più presto l’autoproduzione di ossigeno anche ad altri ospedali della stessa Asl, come Rivoli, Susa e Pinerolo, che attualmente usano ossigeno criogenico.

Questi nuovi impianti di autoproduzione sono utilizzabili grazie all’introduzione nella farmacopea ufficiale della possibilità di somministrare ossigeno al 93 per cento ai pazienti (la purezza richiesta era finora del 99 per cento). All’ estero questa modalità di produzione dell’«Ossigeno 93» è già piuttosto diffusa in ambito sanitario per i vantaggi che comporta sia dal punto di vista dei costi che della sicurezza. I Paesi dove la si utilizza di più sono la Francia, la Germania, la Spagna, il Canada, l’ Australia e gli Stati Uniti.

leggi l'articolo completo su «il nostro tempo» di domenica 26 luglio

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