Populismo, comoda scorciatoia alla politica in crisi

Convegno – Le origini storiche di un fenomeno destabilizzante

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Populismo, comoda scorciatoia alla politica in crisi

«Populista» è diventato un epiteto, quasi un insulto, un modo per denigrare avversari politici e per screditarne la presenza. Ma che cosa è il populismo? Quali le sue origini? Perché il suo ritorno nel quadro della politica internazionale ed in particolare europea? A cercare di spiegarlo, un libro realizzato dal giornalista del Gr Rai Paolo De Luca dal suggestivo titolo: «Gli apprendisti stregoni. Mappa del populismo in Europa» (Laruffa editore). Del volume, alla presenza dell’autore, hanno parlato al Polo del ‘900 a Torino, in un dibattito organizzato dalla Fondazione Carlo Donat-Cattin, giornalisti e storici: Giorgio Aimetti, Ettore Boffano, Giorgio Merlo e il vicedirettore dell’Istituto Salvemini, il prof. Marco Brunazzi, docente di Storia contemporanea all’Università di Bergamo.

In un filmato proiettato prima del confronto le immagini si aprivano con una sequenza di un film su Masaniello, populista ante litteram nella Napoli borbonica, come significativo riferimento ad una modalità di metodo e contenuto politico che affonda le sue radici nella storia, non solo del recente passato. E se è pur vero che di populismo si inizia a parlare nella Russia ottocentesca o negli Stati Uniti dopo l’indipendenza e ancora in Europa, come ha rilevato Brunazzi, con le esperienze dei Bonaparte, Napoleone I e Napoleone III, è pur vero che il populismo nella sua radice più profonda e autentica cresce e si alimenta nel pensiero moderno ispirato da un filone illuminista riconducibile a Rousseau.

La mappatura non solo storica ma attuale del populismo, nelle sue molteplici versioni di destra e di sinistra, segue l’idea novecentesca della coppia simbolica che ha caratterizzato il mondo politico del secolo breve. Dal Nord Europa, all’Austria, alla Francia del movimento lepenista, fino a giungere a formazioni ibride presenti in Italia come il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo e la Lega Nord. In fondo il populismo è proteiforme, in grado di adattarsi ai tempi e alle condizioni economiche, culturali e sociali.

Nel suo programma politico essenziale il populismo cresce e si afferma, raccoglie consenso e appoggio ‘popolare’ nei periodi di passaggio e trasformazione, nel tempo di cambiamenti e di crisi economiche, in modo ciclico e ricorrente. Il populismo nei suoi vari volti si propone come ‘voce’ rabbiosa, rancorosa e anche violenta in cui il diritto del popolo a governare se stesso è il punto centrale della sua proposta. In questo contesto il popolo accetta solo la voce di un capo o di un leader e contrasta con ogni mezzo la rappresentanza politica parlamentare come effetto negativo del processo democratico. Il popolo, dunque, come unico attore protagonista, senza mediazioni e contrappesi.

In questo quadro storico-politico Paolo De Luca, con un certosino lavoro di analisi e descrizione, si chiede quanti siano i movimenti populisti oggi in Europa, quanto pesano e quanto incidono sulle decisioni politiche nazionali e comunitarie. Perché nei Paesi centro-orientali questo fenomeno ha caratteristiche così marcate? L’autore tenta di rispondere ai tanti interrogativi posti dall’esplosione del fenomeno politico più spettacolare e inafferrabile dei nostri tempi, ricostruendo una mappa, analitica, aggiornata e documentata dei movimenti che in tutta Europa sono riferibili a questa tendenza.

Spesso il populismo è considerato come una malattia che infetta la politica. Esso, invece, è solo un sintomo. L’effetto e non la causa di quel male oscuro che ormai da alcuni decenni colpisce la democrazia rappresentativa in Occidente e che affonda le sue radici nel profondo disagio (economico, sociale e identitario) delle classi popolari e del ceto medio, per gli effetti negativi della globalizzazione e di un liberismo senza regole. Un sentimento diffuso che, negli anni, si è trasformato in un cupo risentimento nei confronti di un’intera classe politica europea, che non ha saputo interpretarlo e rappresentarlo.

Oggi la Brexit, l’elezione di Donald Trump, le ambizioni ‘imperiali’ di Vladimir Putin si saldano con la pressione interna di partiti che trovano in un risorgente nazionalismo anti-europeo il loro solo collante. Tutti insieme lanciano una sfida decisiva all’Europa, dal cui esito dipende non solo il futuro assetto degli equilibri geopolitici mondiali, ma anche la vita quotidiana di noi cittadini europei e dei nostri figli.

In fondo il populismo, è stato evidenziato dai relatori, è una scorciatoia e un rimanere in superfice rispetto alle sfide e ai problemi di ogni epoca. Coloro che si confrontano nei sistemi democratici con i movimenti e i partiti populisti devono cercare risposte audaci e realistiche per rilanciare un riformismo non astratto o legato a logiche passate. 

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