Cento anni fa l'inizio della Rivoluzione russa

Il 7 novembre di cento anni fa l'assalto al Palazzo d'Inverno di Pietrogrado segna l'inizio della Rivoluzione russa, assimilabile alla Rivoluzione francese 

Cento anni fa l'inizio della Rivoluzione russa

Cento anni fa l'assalto al Palazzo d'Inverno di Pietrogrado è l'episodio simbolo della Rivoluzione russa, assimilabile alla Rivoluzione francese. «I dieci giorni che fecero tremare il mondo» è la cronaca fedele del giornalista americano John Reed, che fu testimone diretto. Alla fase liberal-moderata e borghese del febbraio 1917 segue la sanguinaria Rivoluzione d'ottobre, bolscevica e proletaria. L'insurrezione avviene il 6-7 novembre 1917 secondo il calendario gregoriano in uso in Occidente: prende nome da Papa Gregorio XIII che lo introduce nel 1582 con la bolla «Inter gravissimas». In Russia era il 24-25 ottobre perché seguiva il calendario solare giuliano promulgato da Giulio Cesare nel 46 avanti Cristo.

Nella prima guerra mondiale si scontrano due blocchi: gli Imperi Centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano e Bulgaria) e le Potenze Alleate o Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna, Impero russo cui si aggiungono nel 1915 l’Italia e nel 1917 gli Stati Uniti). La Russia combatté sul fronte orientale contro gli gli austro-ungarici e tedeschi e sul fronte caucasico contro i turchi. Un impero plurinazionale e transcontinentale vastissimo, dominato dal 1894 da Nicola II Romanov, baluardo dell'assolutismo perché tutto il potere è concentrato nelle sua mani. La «domenica di sangue» del 1905 costringe Nicola II a concedere il Parlamento (Duma) ma il suo regime continua la spietata repressione di ogni rivendicazione.

La Russia zarista si basa su un’agricoltura poverissima e retrograda: le terre sono nelle mani di pochi grandi proprietari fondiari, aristocratici con tutti i privilegi, e di un numero più consistente di contadini agiati (kulaki), emergente borghesia agraria. Il resto è diviso in piccoli appezzamenti tra milioni di contadini analfabeti e tradizionalisti che vivono in miserabili capanne. L’industria metallurgica, siderurgica e tessile - sorta grazie a capitali stranieri e sostenuta dallo Stato – è impiantata in poche aree e la classe operaia è concentrata in grandi fabbriche a Pietrogrado, Mosca, Kiev, Rostov, Odessa, Baku. Anche la vita degli operai è durissima, orari massacranti, salari da fame. Su 160 milioni di abitanti solo 18 milioni vivono nelle città che diventano l’epicentro della rivoluzione.
L'inverno del 1917, terzo di guerra, è rigidissimo con 40 gradi sotto zero. Nell’esercito di 12 milioni di uomini - male comandati, male armati, male equipaggiati - le perdite sono catastrofiche. La popolazione precipita ogni giorno in sempre più miserabili condizioni. I disastri militari, la forte inflazione, la penuria alimentare e la fame accrescono il furore del popolo contro lo zar e contro la guerra. Nel 1915-17 in Russia si registra il più alto numero di scioperi e le più estese diserzioni fra tutti gli eserciti in conflitto. Le rivendicazioni operaie, le richieste di riforma agraria, il malcontento dei soldati, per lo più contadini poveri, trovano esca nelle posizioni dei socialisti: il conflitto spinge la Rivoluzione.
Il 24-25 febbraio 1917 a Pietrogrado i lavoratori in sciopero occupano il centro della capitale e si scontrano con la polizia. Gli incidenti provocano morti e feriti e alcuni reparti militari si uniscono ai dimostranti e sparano sulla polizia. Le autorità non controllano più Pietrogrado e si formano due organismi di potere: il governo provvisorio, espressione della borghesia e controllato dai liberali moderati; il Soviet, espressione degli insorti e dei soldati, egemonizzato da socialisti di varie tendenze: socialrivoluzionari, menscevichi, bolscevichi. Dopo l'abdicazione il 2 marzo dello zar, i due poteri si scontrano sulla prosecuzione della guerra, sulla questione agraria, sul modello di Stato con spaccature interne ai due governi. Esplodono nuove rivolte contadine nelle campagne, scioperi nelle città, diserzioni dei soldati al fronte e i  Soviet soffiano sul fuoco. Nel luglio 1917 l'esercito si disgrega e il governo si disintegra. In settembre i Soviet assumono il programma politico di Lenin (Vladimir Il'ič Ul'janov), rientrato dall'esilio: pace immediata senza annessioni e senza indennità, terra ai contadini, liberazione delle nazionalità, passaggio dei poteri ai Soviet.

Su questo quadro si innesta la Rivoluzione d'ottobre – Nella notte 24-25 ottobre (6-7 novembre) i bolscevichi, guidati da Lenin, occupano i punti strategici di Pietrogrado; assaltano il Palazzo d'Inverno; esautorano il governo; emettono decreti sulla pace contro la guerra, sulla terra ai contadini e sul controllo operaio delle fabbriche. Lenin dimostra la sua stoffa totalitaria perché annulla le elezioni all’Assemblea costituente dove i bolscevichi finiscono in minoranza. La sovranità e il potere sono attribuiti ai Soviet che vaneggiano di «democrazia di classe». Nel marzo 1918 i bolscevichi prendono il nome di Partito comunista. Il 3 marzo ‘18 la Russia sovietica firma la pace separata con la Germania ed esce dalla guerra. L’assalto al Palazzo d’Inverno è immortalato dal film «Ottobre» di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn che nel 1928 chiama operai, soldati e cittadini a interpretare se stessi. 

La guerra, la corruzione, l'incapacità dello zar e la nullità dei potenti sono solo l'occasione della Rivoluzione che covava da decenni per l'arretratezza di una Russia sostanzialmente ferma al Medioevo. Alla fase eroica del comunismo (1917-21) - paragonata agli anni 1789-95 della Rivoluzione francese – seguono il dominio assoluto di Lenin (1921-24) e la tremenda dittatura di Stalin (Iosif Vissarionovič Džugašvili),«uomo d’acciaio», che da un lato trasforma la Russia in un Paese industriale e, dall’altro, con le «purghe» uccide da 20 a 60 milioni di cittadini, e invade l'Europa orientale. In politica estera la Russia sovietica continua l'imperialismo zarista. Ma il comunismo realizza un miglioramento delle condizioni di vita delle masse. Risultati che sono pagati dall’abolizione della libertà e della democrazia; dalla lotta senza quartiere contro ogni religione; dalla sanguinosa persecuzione di ortodossi, cattolici e protestanti.

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