Torino, Panta Rei alla galleria d’arte contemporanea

Passports le visioni straniere inaugurazione il 20 aprile in via Mercantini, 5 alle 18, fino al 30 giugno

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Torino, Panta Rei alla galleria d’arte contemporanea

In un momento molto particolare per Torino, sia in ambito culturale che nell’arte contemporanea, siamo lieti di annunciare l’apertura di Panta Rei, una nuova galleria dedicata all’arte contemporanea diretta da Patrizia Miotto e Carlo Coen.

Per questa prima esposizione si è pensato ad una collettiva dedicata agli artisti stranieri che vivono stabilmente a Torino ed in Piemonte intitolata Passports curata da Edmondo Bertaina.

Otto gli artisti invitati ad esporre le loro opere.

Sarah Bowyer, Vesna Bursich, Julian Cachki, Octavio Floreal, Paul Goodwin, Chen Li, Ernesto Morales e Shinya Sakurai.

La mostra propone un percorso prettamente pittorico, molto colore su tela con qualche benvenuta trasgressione. Una moltitudine di invenzioni brillanti, libere da soggezioni, non sottoposte ad un mosaico tematico, prodotte con assoluta libertà e scelte per far parte di questa “parade” sono le opere che si potranno vedere nelle sale di Panta Rei. 

 

Un clima di calma, misura, assenza di enfasi, di forzature, sprigiona da questa collettiva ospitata negli spazi silenziosi e bianchi della galleria, che come ogni spazio vuoto si presta al gioco di inventarsi un pieno di volumi e significati: la fulminea coscienza di un possibile segno nell’aria e a parete.

 

Tra intimità, intensità e simpatia si snoda la poliedrica articolazione di rapporti tra opere e spazi, dove la voce sonora di ogni artista bisbiglia delineando una geografia senza appartenenze precise. Infatti non è la provenienza natale degli artisti a determinare i risultati, piuttosto il ritrovarsi, ognuno di essi con la singolarità delle proprie motivazioni, in questo spicchio d’Europa ancora velatamente sabaudo d’architettura, modi e costumi. Immuni o totalmente permeati dal luogo di residenza creativa si avvalgono di una sostanza inventiva che trascende ogni incasellamento di confine o lingua. 

Una pensosa felicità terrena, rea confessa, priva di imbarazzi, raccoglie in questa mostra schegge di mondi che qui si danno convegno per presentare un modo di fare arte lontana da definizioni che inglobano, generi definiti e mode del momento. 

 

Quindi “Quod bonum faustum felix fortunatumque sit”, era la formula augurale pronunciata nell’antica Roma nell’intraprendere un’azione di pubblico interesse, pare che rievocarla porti bene.

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