Don Gianni Fornero profeta di una Chiesa in uscita

E' stato presentato al Polo del '900 dalla Fondazione Vera Nocentini al Polo del '900 il volume pubblicato da Effatà sul prete di Vigone. Intervento dell'Arcivescovo Cesare Nosiglia

Parole chiave: fornero (1), gioc (7), chiesa (496), diocesi (111), lavoro (141), pastorale (51), fabbrica (8)
Don Gianni Fornero profeta di una Chiesa in uscita

Chissà cosa avrebbe pensato delle parole di papa Francesco sulla chiesa in uscita don Gianni Fornero che quella prospettiva sulle orme del Concilio Vaticano II le aveva vissute in prima linea. La Chiesa che popolo di Dio, comunità in cammino verso la meta, compagna di strada di gioie e di dolori dell’umanità. Si è spento troppo giovane don Gianni, come il suo amico e compagno presbitero don Mario Operti, nel 2004 dopo aver speso una vita per capire il mondo, annunciare il Vangelo, operare in settori e ambienti chiave della storia. In occasione del decimo anniversario della scomparsa, nella parrocchia di San Giulio d’Orta, nel giugno 2014 una giornata di studio l’aveva commemorato, senza retorica e enfasi celebrativa, ma con il senso profondo di riconoscimento per un seminatore di amore, di dialogo, di pace.

Oggi la Fondazione Vera Nocentini ha pubblicato gli atti di quell’incontro in un bel libro edito da Effatà «Don Gianni Fornero. Quando la Chiesa in uscita si diceva uomini di frontiera» a cura di due allievi del prete di Vigone, Silvio Caretto e Tommaso Panero. I contribuiti di mons. Guido Fiandino, di Marta Margotti, di don Giannino Piana e le tante bellissime testimonianze raccolte nel volume riportano alla luce i tratti umani più incisive e belli della parabola terrena di don Gianni.

La capacità di ascolto, il coraggio delle idee, la sofferenza per le sconfitte. Il minuto e forte don Gianni non mollava e rilanciava, non agiva senza mai avere pensato, pregava per essere discepolo di Gesù nella Chiesa e per il mondo. Felice è la comunità che fa memoria dei suoi maestri, delle guide sicure e forti di un tempo in cui nulla era scontato, come oggi del resto, nella necessità dell’annuncio, della evangelizzazione del conforto e del confronto con il mondo contemporaneo. E don Gianni Fornero partito dall’Azione cattolica e approdato al seminario di Rivoli negli anni Sessanta diventa il riferimento di una voglia di cambiamento di volontà di capire e di dire alla don Lorenzo Milani «mi interessa». Erano gli anni delle lotte operaie, delle grandi fabbriche, della Torino grigia e violenta, e don Gianni inizia ad occuparsi della questione operaia.

Come ricorda Gianfranco Zabaldano, presidente della Nocentini, nel suo scritto: «Sostenuto e aiutato dall’Arcivescovo padre Michele Pellegrino entra nel mondo del lavoro, attraversando le esperienze dei cappellani del lavoro, del movimento dei lavoratori, dei preti operai… porta a compimento questo percorso con la vita in fabbrica, di militante sindacale, di costruttore della Gioc formando una generazione di giovani operai pensanti e credenti». Il contatto con la realtà del lavoro nella grande fabbrica lo porta ad uscire appunto, ad essere prete di frontiera ad andare oltre i confini per conoscere e studiare la Joc francese, l’esperienza d’oltralpe che prevedeva come si potesse vincere l’alienazione del lavoro fordista in un’ottica di emancipazione dei diritti, della dignità del lavoro, delle condizioni e delle regole per ogni persona impegnata in una catena di montaggio, un ufficio, una professione.

Quando il cardinale Pellegrino lo incarica di svolgere un’opera di missione all’interno del mondo operaio giovanile entra in contatto con centinaia di donne e uomini, con i loro carichi di fatica e dolore e la speranza di costruire un mondo più giusto e di pace. La Gioc torinese è una sua creatura, un laboratorio di idee e di prospettive,  in dialogo con la politica, il sindacato, la storia della città, del Paese e del mondo. Il mondo è il suo orizzonte,  è l’esperienza come assistente internazionale della Joc – Cijoc al 1986 al 1992 lo porta a viaggiare in molti continenti a conoscere le situazioni più critiche e problematiche della condizione di lavoro e soprattutto di sfruttamento ed anche le belle storie di riscatto e rivincita di popoli e comunità. Un prete dunque dagli orizzonti vasti, aperti, in dialogo con tutti, non chiuso in impossibili certezze umane.

Quando è nominato nel 1993 direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro affronta, con la solita minuziosa e caparbia, capacità di analisi il tempo del cambiamento, la trasformazione del lavoro, la fine della produzione della grande fabbrica e la parcellizzazione e specializzazione di una occupazione nuova e spesso volatile. Affronta le grandi ristrutturazioni aziendali, la perdita del lavoro per migliaia di persone e famiglie: guarda all’uomo e non al profitto, ai cuori e non ai numeri.  Era don Gianni Fornero, ed è oggi nel cuore, nel pensiero e nell’azione pastorale di coloro che gli sono stati accanto, confratelli, laici e presbiteri, allievi e collaboratori. Oggi vive nella comunione dei santi e dei giusti, perché ha camminato e superato ogni frontiera.

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