Take off, l'esperienza degli universitari cattolici

Il racconto della settimana al Convento di Sant'Antonio da Padova di Torino

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Take off, l'esperienza degli universitari cattolici

Un’ansia di infinito e quindi di Dio. Mi sono chiesto più volte, in questa settimana trascorsa al Convento di Sant’Antonio da Padova, che cosa spinga un gruppo di giovani studenti universitari ad abbandonare la propria zona di comfort per ritrovarsi tutti insieme con i Frati Minori e credo sia quest’ansia la risposta.

Al di là degli impegni e dei ritmi più o meno frenetici che dipingono le nostre giornate, molti di noi percepiscono che vi è qualcosa di più della mera e liquida materialità, un qualcosa  di solido che lega e accomuna tutti gli essere viventi e allo stesso tempo permette loro di trascendere. E questo “take off comunitario” ci ha consentito di decollare, superare la nebbia che avvolge i nostri occhi, come campi nelle mattine d’autunno, e cominciare a intravedere più chiaramente la realtà. Sarà per i ritmi millenari che scandiscono la giornata (dalle lodi ai vespri), per le messe quotidiane, per le continue attività proposte con passione dalla Pastorale Universitaria e dal Centro diocesano Vocazioni o per le testimonianze vive di chi ha scelto un percorso laico o religioso ma, dopo una sola settimana, l’impressione è quella di avere un campo visivo allargato e degli occhiali più potenti per  vedere il mondo.

Certo, rimangono le domande e le paure di sempre, ma è aumentata la consapevolezza: non siamo soli, c’è qualcosa di infinitamente buono che ci accompagna e che è dentro di noi: Dio. E per vederlo “basta” saper ascoltare la Sua parola. Ci si accorge insieme, giorno dopo giorno che la preghiera profonda non è formalismo liturgico ma momento di vero incontro con il Dio che è in noi. Così tutto acquista una prospettiva diversa, evaporano i piccoli tarli quotidiani che assillano le nostre menti e si ritrova la pace. Si diventa vigili e si comprende ciò che è davvero importante e ciò che in fondo non lo è: direi che non è poco.

Poi, naturalmente, il contesto aiuta: menti giovani che si confrontano dalla mattina alla sera con mille spunti e stimoli, pregano e mangiano con un gruppetto di frati felici che vive di provvidenza. Questa sconosciuta, in un mondo in cui tutto deve essere calcolato al secondo e programmato, in convento si tocca con mano: qui tutto è dono.

E così, alla fine di una settimana, sei sempre tu ma con qualcosa in più, sai di non essere solo, Dio è con te e ti ama immensamente. Galvanizzato da questa presenza ritrovata ti senti responsabile verso di te e verso gli altri, il tempo non può essere sprecato a vivacchiare. Questo vuol dire avere anche il coraggio di andare controcorrente quando è necessario per trovare Dio, come ha fatto San Francesco.

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