ANNIVERSARIO

Adolfo Barberis: prete modello

Cinquanta anni fa moriva il sacerdote venerabile che ha creduto e seminato moltissimo. Al Famulato Cristiano il 25 settembre alle 18.30 presso la Chiesa del Gesù (via Lomellina 4) mons. Guido Fiandino presiede la Messa di suffragio 

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Adolfo Barberis: prete modello

«Deceduto mons. Adolfo Barberis maestro e consigliere del clero»: il 26 settembre 1967 appare su «L’Italia» un articolo non firmato ma attribuibile a don Franco Peradotto. Così il 28 settembre per i funerali. Il prete giornalista confida: «Sono tra i sacerdoti che ebbero la fortuna di essere beneficiato dal suo ministero pastorale. «Grave perdita per l’archidiocesi. Deceduto mons. Adolfo Barberis apprezzato maestro del clero» titola «La Voce del Popolo» del 1° ottobre 1967 il lungo articolo del direttore mons. Jose Cottino, che sul «Bollettino della Consolata» del settembre-ottobre 1970 scrive: «Adolfo Barberis un prete che ha creduto». I preti giornalisti, dotati di grande fiuto, cinquant’anni fa avevano intuito la caratura di questo prete diocesano, oggi venerabile.

Adolfo nasce a Torino in via Vanchiglia 12 il 1° giugno 1884. Avverte la chiamata al sacerdozio: studia nei Seminari di Giaveno, Chieri, Seminario Metropolitano. Il 18 maggio 1912 si laurea in Teologia. Ancora chierico, a 22 anni è scelto come segretario dal cardinale arcivescovo di Torino Agostino Richelmy, che il 29 giugno 1907 – 110 anni fa - lo consacra prete con altri 24 giovani. Il 30 giugno alle 8 celebra la prima Messa nella chiesa di San Carlo, da solo, assistito dal parroco e dai parenti. Il suo cuore trabocca di gioia: «La mia anima esalta il Signore perché è potente e ha fatto in me grandi cose. Dio ha rimarcato la mia anima con il carattere sacro. Piangono gli occhi per troppa gioia, l’animo si stupisce per la grande meraviglia e il cuore trema di paura. Dopo la mia prima Messa mi invase il cuore una tale gioia che scoppiò in un pianto dirotto».

Uomo colto e sacerdote poliedrico, sviluppa numerose attività. È tra i fondatori dell’Opera diocesana Pellegrinaggi, iniziatore della Scuola di archeologia e arte sacra nei Seminari, primo docente di arte in Seminario, co-fondatore del Collegio universitario «Augustinianum», direttore del settimanale cattolico «La Buona Settimana» che nel 1920 diventa organo ufficiale della diocesi, architetto autodidatta, predicatore in tutta Italia. Durante la Grande Guerra si dedica all’assistenza dei profughi, degli armeni e del clero militarizzato. Nel 1921 fonda il Famulato cristiano, il suo tesoro più bello, per dare una formazione umana, cristiana e professionale alle «famule», persone di famiglia.

Segretario di Richelmy è conosciuto e apprezzato ma è anche esposto a critiche e incomprensioni, invidie e calunnie. Accade con gli episcopati di Giuseppe Gamba e di Maurilio Fossati. Anni di dolori e amarezze, che supera grazie alla forte e solida spiritualità, all’impegno per il Famulato, all’intensa predicazione in giro per l’Italia. Apprezzato direttore di spirito, è un grandissimo apostolo della Sindone, che vede nelle ostensioni del 1898, 1931 e 1933, è consulente del Centro internazionale di sindonologia ed è tra i fondatori della rivista «Sindon».

Alla fine della sua vita, il 10 settembre 1967 il cardinale arcivescovo di >Torino Michele Pellegrino consacra la chiesa del Gesù progettata dal canonico che partecipa attento e commosso. Nella notte è colpito da grave crisi cardiaca: per 14 giorni dalle sue labbra non escono lamenti ma solo preghiere. Riceve i Sacramenti del «congedo cristiano» da don Luigi Corgiatti, parroco della Madonna del Pilone. 

Alle 19 del 24 settembre 1967, allora festa della Madonna della Mercede, mons. Adolfo Barberis spira a 83 anni nella sua stanzetta povera e disadorna. Nel testamento spirituale scrive alle suore: «Fui per voi un Padre dai mille desideri e dalle cento inettitudini. Come il Signore ha saputo utilizzare anche i miei errori, così volgerà a vostro vantaggio l’offerta di tutto il mio essere, di tutte le mie gioie e dolori per la vostra santificazione, per la stabilità della vostra missione e vocazione. Vi riscrivo l’ammonimento mio abituale: “Vogliatemi bene, vogliatevi bene”. Mandatemi presto in Paradiso e vi accorgerete di aver perso un “povero Padre” ma di aver acquistato un Padre per davvero».

Il giornalista e scrittore Carlo Trabucco lo definisce sintesi di quattro santi: Cottolengo, Cafasso, Bosco e Murialdo. I funerali sono celebrati dal vescovo ausiliare mons. Francesco Bottino perché Pellegrino è impegnato a Roma: celebrerà la Messa di trigesima. Sono presenti l’arcivescovo Francesco Lardone nunzio apostolico e i vescovi Giuseppe Angrisani di Casale Monferrato e Carlo Rossi di Biella. Il 12 marzo 1968, predicando al clero della zona Madonna di Campagna, Pellegrino esce in una sorprendete confidenza: «Ho conosciuto molto bene mons. Barberis. Ero preconizzato suo successore nell'assistenza a que­ste buone suore. Sono stato profondamente edifi­cato dalla sua fede, dallo spirito di sacrificio, dal disinteresse, dall’apertura e dall’amore alla Chiesa. Non possiamo dimenti­care la fioritura di santità sacerdotale torinese. Quante vol­te mi sento dire: “I santi torinesi, i santi sacerdoti torinesi”».

La causa per la beatificazione di fatto inizia con la sua morte. La superiora generale suor Eliana Dal Chele comincia a raccogliere le testimonianze tra le persone che lo hanno conosciuto, tra le suore del Famulato, i sacerdoti. Giungono centinaia di testimonianze prima ancora che inizi il processo diocesano: un giudizio ampiamente condiviso su que­sto uomo mite, lieto, irriducibile, costante, dal sorriso cordiale e dal buonumore contagioso, che vive «il Vangelo della ca­rità». Accanto alle testimonianze dei cardinali Pietro Maffi, Giu­seppe Siri, Giacomo Lercaro e Michele Pellegrino, di deci­ne di vescovi, di centinaia tra sacerdoti, religiosi e suore, ci sono quelle dei semplici e dei miti. «Sorella, quel sacerdote che è venuto qui è un santo. È ve­nuto un santo in questo sgabuzzino. Non gli ho preso i soldi perché ho visto che non ne aveva» confida un povero carbonaio con il quale don Adolfo aveva un debito enorme. Il 10 aprile 2014 Papa Francesco autorizza il decreto sull’eroicità delle virtù del venerabile Adolfo Barberis. 

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