Sangue sulla settimana di Natale: da Aleppo ad Amman, da Ankara a Berlino

L'assedio ad Aleppo in una Siria distrutta dalla guerra mentre riparte la tragica scia di violenza negli attentati fondamentalisti

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Sangue sulla settimana di Natale: da Aleppo ad Amman, da Ankara a Berlino

L'assedio di Aleppo, la tragica realtà della guerra in Siria, Iraq e in altre aree del Medioriente, l'attacco ad Amman in Giordania sono la realtà di una area in fiamma. A tutto ciò si abbina la "situazione dei cristiani in Siria, Iraq ed Egitto che è una tragedia completa", come ha ricordato l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, monsignor Pierbattista Pizzaballa.

Aleppo

La guerra mondiale a pezzi, evocata da papa Francesco, continua ad essere presente nei giorni che ci avvicinano al natale. Ieri l'omicidio in diretta dell'ambasciatore russo ad Ankara Andrej Karlov, ad opera di un poliziotto fuori servizio di 22 anni, radicalizzato e farneticante nella sua esecuzione, poi ucciso dalle forze di sicurezza turche. Infine ieri sera la strage dei mercatini di natale a Berlino, con un tir, come accadde il 14 luglio a Nizza, si abbatte a tutta velocità sugli inermi visitatori. Dodici le vittime, fermato un profugo pakistano, ma forse non è lui. Un terrorista in fuga. Dispersa una ragazza italiana. 

Il presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), cardinale Reinhard Marx, ha rilasciato una dichiarazione nella quale condanna l’attacco di ieri sera al mercatino di Natale di Berlino: “Le notizie giunte da Berlino mi hanno scosso profondamente. La violenza al mercato di Natale è il contrario di ciò che i visitatori desideravano. La mia solidarietà va alle famiglie dei morti e dei feriti. Per tutti pregherò. In questo momento difficile per la città di Berlino e per il nostro Paese, è importante che restiamo uniti come società e stiamo insieme”.

L’attentato al mercatino di Breitscheidplatz, nel quartiere di Charlottenburg a Berlino, ha colpito uno dei più famosi mercatini del Natale di tutta la Germania. Le immagini e i fatti di ieri sera, nei quali un Tir a fari spenti ha travolto le casette del mercatino e la folla festante presente, causando la morte, al momento, di dodici persone ed il ferimento di una ventina di persone, con altre 30 ricoverate in stato di grave shock, hanno richiamato alla memoria la strage del lungomare di Nizza dello scorso 14 luglio, realizzata con la stessa metodologia terroristica del camion lanciato in una zona pedonale affollata di gente.

“Si capisce la paura, lo scoraggiamento, la rassegnazione. Ma non è un segno d’incoscienza dire: non possiamo fare il loro gioco e dare a queste persone il potere di annientare qualsiasi voglia di vivere, di andare avanti, di cambiare”. Così il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, commenta “a caldo” – in un’intervista al “Corriere della Sera” – l’attentato avvenuto ieri sera a Berlino, con un camion che ha travolto la folla al mercatino di Natale in pieno centro. “Ogni violenza è ingiustificabile e inaccettabile, tanto più per motivi religiosi”, rimarca il presule, sottolineando che “lo scontro di civiltà è ciò che si propongono i violenti”, mentre “al fondo c’ è soltanto egoismo e sopraffazione. Guadagna chi ha interessi di potere o denaro, chi commercia in armi”. “Dire che non bisogna farsi vincere dalla violenza e dalla paura – prosegue Galantino – può essere una frase stupida e vuota, se non è seguita dall’ impegno di ciascuno a prendersi le proprie responsabilità. Ad essere tutti più uniti, più tolleranti. E guardarsi dalla violenza, anche nell’uso del linguaggio”. Al riguardo, il segretario generale della Cei aggiunge che “la volgarità e l’aggressività del linguaggio alimentano un clima che incattivisce le persone e allontana gli sforzi di convivenza pacifica. Esiste anche un terrorismo del linguaggio, si uccide anche con la calunnia”.

Una lunedì nero per l'Europa, un anno nero per il Medio Oriente e la Siria in particolare. Una Natale di sangue, una deriva violenta e senza controllo del mondo che non riesce a reagire e a porre fine alla logica di morte e violenza dei fondamentalismi e ai fanatismi che utilizzano la religione come spada e strumento per distruggere e seminare distruzione. Diplomazia, interventi efficaci, unità delle nazioni e dei popoli sono l'unica via per provare a spegnere questa recrudescenza di un mondo impazzito.

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