Marcelo Barros, seguire Francesco per testimoniare il vangelo

Invitato al Comitato Roraima l'intervento del biblista brasiliano amico di dom Camara

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Marcelo Barros, seguire Francesco per testimoniare il vangelo

In occasione del “week-end missionario” di Marzo 2017 organizzato dal Comitato Roraima Onlus, domenica 12 abbiamo avuto la significativa opportunità di incontrare il biblista brasiliano Marcelo Barros, monaco benedettino, Coordinatore latinoamericano dell’Associazione teologi e teologhe del Terzo Mondo, che - tra l'altro - ha presentato il suo nuovo libro:Helder Camara. Il Dono Della Profezia (Ediz. Gruppo Abele), nella cornice della Sala teatro della Parrocchia S. Maria delle Grazie in Torino.

Non consona al biblista l'esposizione ex cathedra, il confronto si è sviluppato nel clima di un dialogo stimolato dalle domande dei partecipanti, interessati tanto all'esperienza del vissuto di Barros accanto a Mons. Camara, quanto agli attuali contenuti teologici espressi, pervasi dalla visione e dall'impronta di Chiesa tipiche di Papa Francesco.

Il teologo ha chiarito i motivi che lo hanno portato alla stesura del libro, partendo da un indelebile ricordo del 7 agosto 1999 – poche settimane prima della morte di Helder Camara avvenuta il giorno 27 dello stesso mese – quando al capezzale del Vescovo, ormai debilitato dalla malattia, lo pregava di esprimersi e quegli, stringendogli la mano con le residue forze, gli sussurrava “Marcelo, non lasciar cadere la profezia...”.

Ed ecco perché il titolo del libro cita il dono della profezia, come faro e punto di riferimento rivolti a tutti ed in particolare alla Chiesa, affinchè possa essere essa stessa profetica, ossia predichi sì il messaggio dell'Evangelo ma lo attui, anche, concretamente al suo interno e nella società civile, giungendo ad eclissare definitivamente un modello di Chiesa comoda, pantofolaia, attenta principalmente alla bellezza formale delle liturgie ed alla cura dei paramenti..., ma lontana dai problemi e dalla vita reale dei tanti ultimi, che vivono la condizione di povertà, di disagio e di sofferenza – per richiamare Papa Francesco – nelle periferie esistenziali del nostro mondo.

Essere profeti quindi, vuol dire non adagiare il battello nell'immobilità del  molo delle nostre sicurezze, ma uscire in mare aperto e prendere il largo (citazione di Helder Camara), affrontando quel mondo ostile fatto di ipocrisie e di atteggiamenti imitativi di tanti potenti chiamati a legiferare, che – come taluni deputati del Brasile -  entrano ed escono dalle aule parlamentari con la Bibbia in mano, ma poi si guardano bene dall'approvare ogni riforma agraria che tuteli i contadini e svantaggi i latifondisti, dal deliberare norme di tutela dei diritti dei minori, della donna e della sua emancipazione e così via.

Marcelo Barros ha quindi sottolineato la necessità di essere testimoni di misericordia, di una Chiesa povera per i poveri che sappia, però, anche cogliere la povertà di coloro che credono alla ricchezza materiale come alla chimera salvifica della condizione umana. Non a caso, egli ha voluto ricordare che, nonostante, in occasione del Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII avesse ben evidenziato che la Chiesa doveva essere la Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri, tuttavia questo tema non aveva trovato la giusta collocazione al centro delle discussioni conciliari; successivamente, seppure in sostanza defilato, era stato ripreso in modo significativo nel cosiddetto  “Patto delle Catacombe della chiesa serva e povera”, sottoscritto, il 16 novembre 1965, nelle Catacombe di S. Domitilla a Roma, da un gruppo di una quarantina di vescovi, che fecero la scelta di una vita ecclesiale sobria nei segni e nei privilegi, guardando ai fratelli poveri come riferimento dell'impegno pastorale.

Rispondendo ad una domanda sull'attuale condizione delle popolazioni indigene in Brasile, Barros ha ribadito come  - specialmente per la particolare situazione politica che sta vivendo il Paese – gli indios possano considerarsi i più poveri tra i poveri, privi di tutele sostanziali dei loro diritti e del possesso delle loro terre, a fronte di provvedimenti formali favorevoli ma concretamente disattesi e inattuati, come ad esempio le deliberazioni di demarcazione delle aree indigene, praticamente ignorate da latifondisti senza scrupoli e cercatori di minerali pregiati. Una luce di speranza, nondimeno, può cogliersi nella determinazione di crescita sociale e culturale di diversi di loro, tra i quali alcuni hanno conseguito la laurea in giurisprudenza, potendo così direttamente impegnarsi nella difesa dei diritti delle stesse popolazioni indigene.

In assonanza con questo impegno di tutela dei diritti, Barros ha ricordato che Helder Camara – come espresso nel testo della Conferenza di Medellìn del 1968 – auspicava che in America Latina si presentasse il volto di una Chiesa serva e povera, missionaria e pasquale, spogliata degli strumenti del potere e costituita come luogo di comunione per tutta l'umanità; una Chiesa dedita con tutte le energie alla liberazione dell'umanità e dell'essere umano nella sua interezza, consapevole che il mondo si divide in ricco e povero e non in democratico e comunista, come ai suoi tempi molti pensavano.

Non devono quindi sorprenderci taluni contenuti della Evangelii Gaudium di Francesco. In un contesto di corruzione sociale e di richiesta di una Chiesa sensibile e vicina alla condizione dei poveri e degli ultimi - che essa deve impegnarsi a difendere - grande fiducia e speranza vengono riposte nei giovani che rappresentano “l'alternativa” e che, pertanto, vanno protetti, guidati e custoditi con perseveranza: ciò che faceva Helder Camara, quando  accoglieva in arcivescovado gli studenti impegnati politicamente e perciò perseguitati dal governo, essendo così dono di profezia nella misura in cui esercitava il ministero di mantenere e fortificare la speranza della sua gente.

L'incontro si è quindi concluso con la possibilità per i sostenitori del Comitato Roraima Onlus e dei partecipanti di avvicinare e salutare Marcelo Barros (che volentieri si è trattenuto ad autografare le copie del suo libro), nonché  Fratel Francesco D'Aiuto, missionario comboniano - anch'egli esempio tangibile di profezia - impegnato con la Cooperativa dei “Catadores” (raccoglitori di rifiuti) di Santa Rita (Paraiba – Brasile) e con il noto, preziosissimo progetto di tutela dei minori che, attraverso la gestione di una scuola, coinvolge i più piccoli nel processo educativo di formazione umana e scolastica.

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