La Resurrezione tra le pietre di Beirut

Diario di bordo – una pellegrina racconta il viaggio alla scoperta del libano. Da Beirut, crocevia di popoli, a Tiro, Sidone e Byblos. Gallery fotografica 

Parole chiave: beirut (1), terra santa (16), viaggio (28), pellegrinaggio (7)
La Resurrezione tra le pietre di Beirut

«Tra le pietre di Beirut devastata dalla guerra, era cresciuta ogni sorta di pianta ed erba… Qui abbiamo imparato che le pietre hanno un’anima, da esse nascono fiori e questi fiori sono accarezzati da venti che fanno il giro del mondo» (Lettera intellettuali libanesi a Kofi Annan, agosto 2006).

Quando dico che andrò in Libano quello che tutti pensano lo dice mia mamma, viaggiatrice poco impressionabile: «Ma, per una volta, non potresti andare in un posto non pericoloso?». In realtà, questi luoghi, che evocano ricordi poco felici, al viaggiatore si rivelano magnifici e sono stati protagonisti di una vera e propria «risurrezione», come mostrano le foto di Gabriele Basilico che dal 1991 in poi ha documentato la ricostituzione del volto di una città in macerie. Nondimeno, le tracce restano: l’imponente Holiday Inn, crocevia di battaglie nel 1975, si offre, con le sue ferite intatte, come icona di memoria. La place des Martyrs, un tempo cuore di Beirut, oggi è una spianata ancora in cerca di identità. I favolosi reperti del Museo Nazionale sono stati miracolosamente salvati in quanto esso si affacciava sulla Linea Verde dei combattimenti, ma il grosso buco in un mosaico parietale ricorda che dietro quella parete un cecchino sparava...

Il centro attorno a Place de l’Etoile è stato fedelmente ricostruito, lasciando scoperti straordinari resti della città romana emersi durante i lavori. La coabitazione tra le diverse comunità religiose fa sì che nello stesso isolato si trovino, fianco a fianco, l’imponente Moschea di Al Amin, la cattedrale maronita e la cattedrale greco-ortodossa, sotto la quale gli scavi testimoniano una successione di strati dall’epoca ellenistica fino ai nostri giorni, a dimostrazione di una capacità ogni volta di ricostruire e andare oltre le distruzioni non scontata.

Oggi Beirut è una città vivacissima e piena di contrasti, con angoli «disordinati» tipicamente medio-orientali, un’infinità di cantieri aperti e una serie impressionante di palazzi avveniristici,  come a New York o Shangai. Passeggiando sul lungomare (Corniche) fino allo stupefacente faraglione Scoglio del Piccione si incontra un’umanità multiforme per sensibilità, religione e appartenenza sociale.  Bambini ovunque, giovani che si tuffano dagli scogli e ballano la break dance, pescatori, anziani seduti a bere il té, donne velate o con gli short.

Le escursioni, organizzate in modo impeccabile dall’agenzia locale, referente dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi, ci fanno incontrare le civiltà e i popoli che hanno lasciato traccia in questa terra, sin dall’antichità. A sud, i siti di Tiro, con il suo impressionante ippodromo, e Sidone, rimandano all’epoca fenicia, poi greca e romana, tra lussureggianti bananeti, ma anche estesi insediamenti palestinesi. A nord Byblos, abitata sin dal V millennio, luogo dove si ritiene sia stata inventata la grafia fenicia, primo tra gli alfabeti. A est, verso la Siria, lo straordinario sito di Baalbeck/Heliopolis, con l’imponente tempio di Giove, probabilmente il più grande del mondo antico. Per raggiungerlo, si percorre la valle della Bekaa, con i suoi orti e vigneti e, oggi, le tende dei rifugiati siriani.

La bellezza del paesaggio, tra costa e alte montagne, offre suggestioni contemplative e spirituali.  La valle di Qadisha («santa») richiama l’esperienza ascetica di San Marone, fondatore nel IV secolo dei maroniti e conserva a Bcharré la tomba del poeta Gibran. La presenza mariana è testimoniata dal santuario di Harissa e dalla chiesa di Magdoucha, dove Maria attendeva Gesù durante la predicazione (Mc 7,24-31). Del resto il Libano è citato circa 70 volte nella Bibbia e a Tiro Salomone acquista i cedri per costruire il tempio di Gerusalemme. Il bosco di cedri millenari con la sua forza fisica e simbolica, luogo veramente affascinante e unico, ci fa sperare un futuro di pace per gli uomini e donne di buona volontà che abitano questa terra senza lasciarsi scoraggiare, come è detto: «il giusto fiorirà come palma, crescerà come il cedro del Libano (Sal 92,12)».

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