Migrazioni, piano Ue su 4 livelli: Europa, Stati membri, Italia e Paesi terzi. “Ognuno faccia la sua parte”

Mentre i migranti muoiono in mare, l'Italia è allo stremo e gli Stati europei... prendono tempo. Il Collegio dei commissari avanza quindi una serie di azioni che saranno valutate alla riunione dei ministri degli Interni dei Ventotto il 6 luglio a Tallinn. Timmermans, "necessario tendere la mano all'Italia, ma bisogna fare i conti con la disponibilità dei Paesi aderenti". Il ministro Minniti si presenta in Estonia con il sostegno della Commissione e annuncia 6 nuovi hotspot

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Migrazioni, piano Ue su 4 livelli: Europa, Stati membri, Italia e Paesi terzi. “Ognuno faccia la sua parte”

Le proposte avanzate martedì 4 luglio dalla Commissione Ue sul versante migrazioni si configurano come azioni riguardanti almeno quattro livelli: Ue, Stati Membri, Italia, Paesi terzi. Ma al contempo tali proposte devono fare i conti con la realtà. Così, mentre a Strasburgo Jean-Claude Juncker e Frans Timmermans, presentavano ieri il documento dell’Esecutivo in vista del Consiglio dei ministri degli Interni del 6 luglio, il governo di Vienna minacciava di schierare al Brennero blindati e 750 soldati per evitare ingressi di migranti dall’Italia, mentre Francia e Spagna ribadivano la contrarietà ad aprire i loro porti alle navi delle Ong che salvano migranti dalla morte nel Mediterraneo. Come ha affermato lo stesso Frans Timmermans a questo riguardo, l’Italia merita aiuto e sostegno, “ma abbiamo altri 27 Stati membri che forse hanno delle altre idee”, quindi “vedremo giovedì alla riunione dei ministri dell’Interno che cosa possiamo fare”.

“Preoccupazione grave e urgente”. Circa le proposte avanzate dalla Commissione, si può forse affermare che non ci siano novità di grande rilievo; appare piuttosto la volontà di concertare una serie di azioni, appunto su più piani, sperando poi che i 27 partner europei tendano davvero la mano all’Italia e non si chiudano dietro muri e omissioni, come fatto finora. Il documento della Commissione porta una premessa:“La perdita di vite e i continui flussi di migranti, soprattutto economici, sulla rotta del Mediterraneo centrale rappresentano un problema strutturale e una fonte di preoccupazione grave e urgente non soltanto per l’Europa ma anche per l’intero continente africano”, vi si legge.“Il 30 giugno il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Ue, il ministro dell’Interno estone Andres Ansvelt, e al commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos, nella quale faceva presente che presto la situazione in Italia non sarebbe più stata sostenibile”. La questione della migrazione nel Mediterraneo centrale “sarà all’ordine del giorno della riunione informale dei ministri della giustizia e degli affari interni del 6 e 7 luglio”: da qui il contributo della Commissione alla riunione, che peraltro non esclude “ulteriori azioni alla luce dei risultati delle discussioni e degli sviluppi sul campo”.

Richieste finora inevase. Il documento illustrato ieri si intitola: “Piano d’azione della Commissione Ue sulle misure a sostegno dell’Italia per ridurre la pressione sulla rotta del Mediterraneo centrale e aumentare la solidarietà”. Circa i diversi livelli d’intervento, la Commissione individua anzitutto i compiti della Ue, che vanno da maggiori stanziamenti di bilancio verso l’Italia alla messa a disposizione di personale per affiancare l’attività della guardia costiera libica; l’Ue dovrebbe inoltre rimettere in discussione il Regolamento di Dublino e la politica dell’asilo; infine può farsi garante della stesura di un codice di condotta per le Ong, che l’Italia proporrebbe alla riunione ministeriale, definendo compiutamente regole di intervento, area di azione, modalità e luoghi per lo sbarco dei migranti recuperati dal mare (senza trascurare il tema della trasparenza dei finanziamenti). Agli Stati membri – secondo livello di intervento – la Commissione rivolge richieste finora rimaste inevase, fra cui una vera disponibilità per ricollocare 160mila migranti da Italia e Grecia, maggiore disponibilità all’accoglienza, contribuire al Fondo per l’Africa deciso assieme a La Valletta lo scorso anno (dovrebbe toccare 2,5 miliardi indirizzati allo sviluppo per affrontare le “cause remote” della migrazione, ma sono stati finora versati pochi milioni di euro).

Hotspot, rimpatri, lotta alla tratta. All’Italia giungono specifiche richieste fra cui: accelerare la “piena attuazione” della legge Minniti, piena identificazione dei migranti che arrivano nella penisola attraverso gli hotspot, una specifica attenzione ai minori non accompagnati, il rimpatrio dei migranti economici “che non hanno diritto alla protezione internazionale”. In Estonia il ministro Marco Minniti si presenta con il piano per aggiungere altri 6 hotspot fra Sicilia, Calabria e Sardegna, il rafforzamento dei Cie, la richiesta di rivedere l’operazione “Triton”. “Noi siamo in regola con le richieste Ue, ora gli altri facciano la loro parte”, lascia intendere. Di fronte avrà governi di altri Stati poco propensi a dare una mano all’Italia, a partire dai Paesi Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) da sempre chiusi a ogni collaborazione europea sul tema delle migrazioni.Altri compiti sono assegnati ai Paesi terzi africani:operatività della guardia costiera libica; controllo della frontiera meridionale della Libia; definizione dell’area di intervento di salvataggio in mare per Libia, Egitto e Tunisia; lotta alla tratta.

Fonte: Sir
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